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Curiosando per città e paesi dell'Italia Nord orientale, dell'Istria, della

Dalmazia e del Medio Oriente, si potrebbe restare sorpresi nel notare

quanti “leoni alati” siano ancora rimasti ad indicare agli umani la pre-

senza dominante della Repubblica di Venezia, in tempi passati, nelle

terre dell’Adriatico e del Mediterraneo Orientale.

Il leone alato è riferiro a San Marco evangelista, che divenne Patrono

di Venezia. Come tutti sanno, secondo la filosofia della Chiesa la parola

di Dio (cioè il Vangelo) venne e viene portata in ogni angolo del mondo

dagli scritti dei quattro evangelisti: Giovanni, Luca, Matteo e Marco.

In altre parole, il Vangelo è unico, perché Gesù Cristo è uno solo, ma la

Sua “buona notizia” giunge a noi in forma quadrifonica.

Quali sono state le rappresentazioni dei quattro Evangelisti citati?

Le più considerate, tra le tante esistenti, sono tre.

Una

si riferisce all’unica

sorgente d’acqua esisten-

te nel Paradiso Terrestre,

che si originava da una

roccia, interpretata come

la roccia che Mosé aveva

percosso con la verga

per farne sgorgare l’ac-

qua con cui ristorare il

popolo assetato, nell’e-

sodo dall’Egitto. Insom-

ma: la roccia come

modello di Cristo, unica

fonte di vita eterna. Da

quella sorgente nasce-

vano quattro ruscelli (che

poi divenivano fiumi:

Tigri, Eufrate, Piso, e

Ghicon) che si dirigevano verso i punti cardinali, portando la vita.

La

seconda

si trova scolpita in un antico sarcogafo conservato nei Musei

Vaticani: Gesù vi viene rappresentato come timoniere di una barca,

simbolo della Chiesa, mentre gli Evangelisti sono al lavoro ai remi.

La terza

e la più accreditata al tempo del profeta Ezechiele (597 a.C.),

che con tanti altri Ebrei fu deportato da Gerusalemme in terra babilone-

se, in Mesopotamia. La Mesopota-mia era la terra sita fra i fiumi Tigri ed

Eufrate, corrispondente - grosso modo - all’attuale Iraq. Là ricevette la

chiamata profetica mentre si trovava sulle sponde del canale kebar.

Descrivendo la sua vocazione, Ezechiele dice di aver veduto il “

Carro

della Gloria divina

” trainato da quattro esseri misteriosi, ognuno dei

quali aveva un volto diverso: d’uomo, di leone, di toro e d’aquila. Ov-

viamente Ezechiele non poteva sapere degli Evangelisti, quindi il sim-

bolismo poteva essere cosmico: ai piedi del trono divino sta tutta la na-

tura simboleggiata dal leone, cioè il più forte degli animali selvatici; dal

toro, il più forte degli animali da allevamento; dall’uomo, il più nobile di

tutti gli esseri viventi e dall’aquila, il più forte dei volativi.

Alla fine, nel V secolo, finì per prevalere l'opinione di San Girolamo che

individuava: nell'Uomo angelico, San Matteo; nel vitello, San Luca; nel-

l'aquila, San Giovanni; nel leone, San Marco.

La storia di Venezia, come

entità politica autonoma, ebbe

inizio in un momento non fa-

cilmente identificabile, collo-

cato nell'alto Medio Evo, dopo

la dissoluzione dell'Impero

Romano d'Occidente.

"Anche se una leggenda col-

loca la nascita di Venezia nel-

le sperdute e deserte isolette

poste lungo il corso di un ca-

nale profondo

(detto "

Rivus al-

tus

", cioè Rialto),

il 25 marzo

del 421 d.C.",

dice Alvise

Zorzi autore dello splendido

volume:

Una Città, una Re-

pubblica, un Impero

, "

la sto-

riografia veneziana, assertrice dell'indipendenza da Bisanzio,

fissa

all’anno 697 l'elezione del primo Doge

"

.

Da quel momento e per circa 11 secoli - fino all'arrivo in Italia di Napo-

leone Bonaparte, alla fine del 1700 - la Repubblica col simbolo del

leone alato governò mantenendo sempre l'indipendenza. Un record

assoluto, non superato da alcuno Stato, finora. La prima testimonianza

dell'esistenza di un'insegna o vessillo o bandiera ad immagine della

Repubblica di Venezia compare su "

Cronache veneziane antichissime"

,

del cronista Giovanni Diacono, che scrisse attorno all'anno 1000.

In tale documento viene riferito come il Doge Pietro Orseolo II, prima di

partire con una spedizione navale contro i Narentani (una popolazione

di pirati, stanziata sulla costa adriatica orientale, che molestava le popo-

la-zioni venetiche dal mare), ricevette da Domenico, Vescovo di Olivolo,

un "

Triumphale Vexillum".

Correva

l'anno del Signore 998. In verità, non

è dato sapere esattamente cosa fosse raffigurato in quello stendardo.

Andrea Morosini, in "

L'imprese et expeditioni di Terrasanta"

, del 1627,

riferisce che, in occasione della 1ª Crociata (1096-1099), il Doge Vitale

Michiel I consegnò al figlio "

lo stendardo con l'effigie di San Marco Pro-

tettor della Repubblica, che portava la Croce".

In merito, va detto che la maggior parte degli studiosi in materia, so-

stiene che il leone di San Marco sia apparso non più tardi della metà

del XIII secolo, quale emblema politico della "

Repubblica dei Castori

",

come la definì il Goethe. Da allora tale indicativo dominò i cieli del

"

Golfo

" (così i veneziani chiamavano l'Adriatico) e del Mediterraneo

orientale, quale simbolo di potenza e di civiltà.

Fu nell'anno 828 che le spoglie di San Marco vennero trafugate da due

mercanti veneziani (Rustico da Torcello e Buono da Malamocco) giunti

con dieci navicelle ad Alessandria d'Egitto e furono successivamente

condotte a Venezia, nascoste sotto un carico di erbe e carne di porco,

per impedire che i doganieri musulmani le scoprissero.

Con l'arrivo della salma a Venezia, San Marco venne acclamato Patro-

no della città, in sostituzione del precedente Patrono, San Teodoro.

Venezia, basilica di San Marco. A sx: smalto riproducente la traslazione

del corpo di San Marco da Alessandria d’Egitto a Venezia. Sul mare

mosso avanza una barca recante il corpo di San Marco a Venezia. La

vela ha due croci verdi e sopra l’iscrizione latina: “Qui è trasportato il

corpo di San Marco”. A dx: smalto riproducente l’accoglimento delle

reliquie di S. Marco nella Basilica. Al centro sono raffigurati i due com-

mercianti veneziani Buono da Malamocco e Rustico di Torcello che

portano sulle spalle il sarcofago con le ossa dell’Evangelista. Il bambino

che esulta rappresenta il popolo veneziano: in fondo, a sinistra, ci sono

7 guerrieri in armatura che reggono due stendardi. Uno reca una croce

gialla in campo azzurro, l’altro due linee parallele color rosso scuro su

campo rosso. Sopra la scritta: “Venezia accoglie il beato Marco”.

Lo stesso giorno dell'arrivo della salma del Santo, il Doge Partecipazio

dispose l'avviamento dei lavori di costruzione di quella che sarà la

splendida basilica di San

Marco. Fu così che, col

tempo, il simbolo di Vene-

zia divenne il leone alato,

ottenuto dalla sovrapposi-

zione del leone con l'aqui-

la, in modo da formare un

unico animale, a somi-

glianza dell'uomo com-

posto da corpo e anima.

Negli emblemi della Re-

pubblica questo leone ven-

ne rappresentato i modi di-

versi, secondo una norma-

tiva precisa esistente all’e-

poca. E' detto "

Rampante"

(piuttosto raro, in verità) il leone disegnato di profilo, ritto sulle zampe

posteriori.

Continua alla pagina seguente

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La Vos dal Fogolâr____________________________________________________________________________________________________________________

Del glorioso leone di San Marco

, di Roberto Rossini