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13

Segue dalla pagina precedente

In "

Moleca

" (granchio) o in

"

Maestà

" è, invece, il leone

visto di fronte, seduto accoscia-

to, come un granchio - appunto

- e con le ali spiegate a venta-

glio. Questa posizione è anche

detta in "

Soldo

", dal nome della

moneta in cui si soleva riprodur-

lo o in "

gazzetta",

dal nome del

giornale che si comprava con

quella moneta.

La forma più usuale, tuttavia, è

quella detta "

Andante

", "

Pas-

sante

" o, ancora, "

Stante

".

In tal caso il leone viene raffigurato di profilo ed a figura intera. Esso

poggia su tre zampe, mentre la quarta (di solito l'anteriore destra) è

posta su un Vangelo, quasi sempre tenuto aperto. Più raramente la

zampa poggia su uno scudo nobiliare, di città o su una rocca.

Quasi sempre la testa del leone è "

rambata

", cioè cinta da un'aureola.

Il leone può apparire con tutte e quattro le zampe emergenti dall'acqua,

per indicare i momenti di predominio di una politica marinara o con le

posteriori in acqua e le anteriori su terra ferma, a riaffermare il predomi-

nio della Repubblica sia per mare che per terra.

In linea di massima, in periodi in cui la Repubblica era in guerra, il leone

portava la spada nella zampa destra, in pace tale zampa poggiava,

invece, su un Vangelo.

Il Vangelo su cui poggia la zampa del leone può essere aperto o chiu-

so. Se aperto, può evidenziare la scritta "

PAX TIBI MARCE EVAN-

GELISTA MEUS

", oppure, più raramente, "

IN HOC SIGNO VINCES".

Ancora, ed è importante, la coda può essere tenuta alta o bassa. Nel

tempo, nella gente nacque - a ragione o torto - il convincimento che la

coda alta stesse ad indicare un momento in cui la Repubblica si trovava

in Stato di Guerra. In realtà non esite una norma scritta.

In merito, piace citare quanto riportato da Giuseppe Pavanello (in "San

Marco nella leggenda e nella

storia", pag. 231

): "Per quanto riguarda la

coda portata alta o bassa, non sembra esserci alcun riferimento allo

stato di belligeranza o meno della Repubblica"

. Ed ancora, dice Mario

De Biasi in "Il gonfalone di Venezia, pag 59:"

La Repubblica non ebbe

mai una legislazione ufficiale relativa alla forma e ai simboli della ban-

diera dello Stato, ed acconce norme sul suo uso nelle varie circostan-

ze".

Fu da quel convincimento popolare, con tutta probabilità, ebbe

origine quel motto "

Quando San Marco alsa la coa tute le bestie le

sbasa la soa"

che fu gridato dai "

fanti da mar"

della Repubblica, per

secoli, e

che è tuttora il motto dei soldati del Battaglione

"San Marco"

della Marina Militare Italiana.

I cosiddetti “Marò”!

Per quanto attiene ai colori dei vessilli c'è da rammentare che il simbolo

ufficiale di Venezia prevedeva il leone giallo in campo rosso. Va, tutta-

via, tenuto presente che vessilli e stendardi presentavano spesso delle

varianti nella colorazione, mentre il fondo rosso fu sempre mantenuto

nelle bandiere, sulle navi.

Nelle grandi cerimonie e processioni solenni, che si svolgevano a Ve-

nezia, il Doge veniva preceduto da otto gonfaloni sui quali il leone spic-

cava su fondi di colori diversi: bianco, rosso, azzurro e violetto.

In tali circostanze, secondo un cerimoniale tipico dell'epoca tarda della

Repubblica, avevano la precedenza, nello sfilamento, quegli stendardi il

cui colore corrispondeva alla realtà politica nella quale si rispecchiava la

Re-pubblica in quel momento. E precisamente: aprivano il corteo due

stendardi a fondo bianco se essa era in stato di pace, a fondo rosso se

invece era in stato di guerra (quasi sempre!), azzurro se in alleanza con

altra potenza o violetto se in un momento di tregua (da "

Il Doge di

Venezia"

, 1864, di B. Cecchetti).

In verità i colori ufficiali dello Stato erano, e lo sono tuttora, il giallo e il

blu. Come Verona!

In riferimento ai significati attribuiti dall'araldica ai colori, va ricordato

che l'azzurro rappresenta la bellezza e la maestà, mentre il giallo la no-

biltà e la ricchezza.

Certo è che il Leone di San Marco fu apprezzato quale simbolo di po-

tenza e di dominio in tutto il Mediterraneo e in molti dei Paesi riviera-

schi, in ogni tempo.

Allorché a Napoli si costituì (il 18 luglio del 1951) il Comando NATO

delle Forze Alleate del Sud Europa (FASE), col compito di vegliare sulla

sicurezza della Regione Meridionale dell'Alleanza Atlantica, che avreb-

be operato nei Paesi NATO siti nel Mediterraneo, sul più alto albero

della nave USA "

Mount Olympus

", sede provvisoria del Comando, salì il

vessillo prescelto dall'Ammiraglio US Carney, comandante, quale sim-

bolo dei Paesi rappresentati nel Comando

stesso.

Ebbene quel simbolo era (e lo è tuttora) il

glorioso Leone di San Marco, dorato in

campo rosso, che tiene il vangelo aperto,

porta la coda alta e tiene una spada in una

zampa. "

Antico ed onorato simbolo del Me-

diterraneo",

ebbe a dire l'Ammiraglio statuni-

tense comandante delle FASE, "

che indica

potere e al tempo stesso tiene aperto il libro

della pace".

Fu scelto all’unanimità da detti

Paesi ed in primis da Grecia e Turchia!

Un simbolo che, sotto forma di distintivo, è portato fieramente sul petto

anche da tutto il personale in servizio nell'ambito della Regione Meri-

dionale della NATO in tutti i suoi comandi.

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La Vos dal Fogolâr____________________________________________