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La strada che da Negrar, nell’alta Valpolicella, conduce a S. Anna d’Al-
faedo, Fosse e Breonio, è costeggiata da una serie di opere murarie
d’inconfondibile originalità. Tutti sanno che “di Prun” è chiamata quella
pietra che - a grandi lastre bianco-rosate - si estrae dalle cave del
territorio di Prun; i marciapiedi, le piazze, gli zoccoli delle case a Verona
sono quasi tutti lastricati di questi vibranti piani, che - col marmo di S.
Ambrogio - costituiscono uno degli elementi essenziali del paesaggio
urbano veronese.
Ma nel luogo d’origine questi lastroni sono impiegati in modi particolar-
mente caratteristici. Nell’architettura della zona montana tra Negrar e
Breo-nio, la dovizia e la facilità di lavorazione di questa pietra (che si
sfalda dal-la case come in strati di ghiaccio di naturale e rigorosa geo-
metria) hanno ridotto al minimo la necessità di ricorrere al legno, che è,
di solito, elemento costante e fondamentale delle costruzioni alpine.
Nel formulario della cosiddetta “architettura spontanea” di montagna, gli
esempi di queste case e capanne in pietra costituiscono dei casi unici
di notevole interesse.
Ed è utile confrontarli per rilevarne l’originalità con i molti tipi di costru-
zione alpine come quelle “tutto legno” delle Alpi svizzere, francesi, tiro-
lesi e cadorine. I nostri edifici dei monti Lessini sono di carattere così
semplice e modesto che non si trovano citati in memorie e documenti
d’archivio e perciò databili solo approssimativamente; quello che è certo
è che alcune soluzioni costruttive ancora oggi in uso si ritrovavano già
nei villaggi dell’età del ferro, nel territorio dell’alta Lessinia.
Il villaggio scoperto sul pianoro del monte Loffa, è costituito da un ag-
glomerato molto fitto di capanne col pavimento in roccia e con le pareti
fatte di lastre di Prun, innalzate verticalmente, che costituivano il sop-
porto di tetti pure formati a lastre.
Analoga è la struttura di certe capanne costruite ai giorni nostri tra Fane
e S. Anna che servono per la conservazione di legno, fieno ed attrezzi
vari; le lastre servono da parete e da struttura portante nelle stesso
tempo, proprio per l’abile sfruttamento della rigidità e sottigliezza di
questo impareggiabile materiale.
E’ da notare che lavori stradali e simili in questo ultimo secolo hanno
dovuto distruggere parecchie strutture molto antiche (non si hanno do-
cumentazioni precise, in merito). Si fa presto a rovinare la naturale
bellezza e l’armonia di un angolo di valle come quello che circonda le
due ghiacciaie secolari di Vaggimal sulla strada di S. Anna d’Alfaedo; in
due fosse contigue, ma al livello disuguale, alimentate da un filo di ac-
qua sorgivo che scaturisce poco più in alto della strada, si raccolgono
due grandi bacini che d’inverno gelano.
G. Piccoli
Un francobollo per il Vajont
E’ stato emesso alla fine del 2014. E’ dedicato alla “Fondazione Vajont”,
un nome che evoca un evento straordinario che toccò duramente al-
cuni paesi dell’Alto Pordenonese qualche decennio fa e che provocò
molte vittime. Il Friuli non può di certo dimenticare il Vajont.
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La Vos dal Fogolâr____________________________________
I VILLAGGI DI PIETRA DELLA LESSINIA OCCIDENTALE
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di G. Piccoli




