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Chi è d’esempio per i nostri ragazzi?
Ascoltavo stamattina la classica trasmissione “
Uno mattina
” sul primo
canale TV, dove parlavano dei nostri giovani; e vi dico che non erano
apprezzamenti lusinghieri: sono abituati a trovare la pappa pronta ed al-
la prima difficoltà molti vanno in crisi.
Dalla scuola non arrivano notizie confortanti, sono ormai quotidiani gli e-
pisodi di bullismo e di violenze che si leggono sui giornali; non di rado ci
sono scioperi ed occupazioni delle scuole. Ricordo che, tempo fa, per-
sino dal Quirinale si levò una voce, definendoli bamboccioni.
Indubbio è il drammatico tasso d’occupazione, “tuttavia, riportavano le
risultanze di una recente indagine” tanti giovani, fortunatamente non
tutti, cercano un lavoro che: non implichi lo sporcarsi delle mani, non
sia lontano da casa, con l’orario che dovrebbe essere flessibile e possi-
bilmente concordato, niente week end..
Ti viene d’istinto di schie-
rarti con i più deboli, così,
e non senza fatica, mi
sono calato nei loro panni,
chiedendomi: ma chi mi è
d’esempio in questa no-
stra società? A quale
istituzione ispirarsi per
trarne educazione e prin-
cipi morali che ti aprano
alla fiducia d’un avvenire
sereno?
Qui la priorità non può es-
ere messa in discussione:
è la famiglia!
Un autorevole scrittore te-
desco, del quale mi “scap-
pa” il nome, ma non ciò
che lessi, scriveva: “
la
famiglia è la scuola creata da Dio per insegnare al genere umano
”.
Tuttavia, di che famiglia parliamo? Attualmente il tipo di famiglia che va
più di moda è la
famiglia allargata
, dove improvvisamente tuo padre o
tua madre non sono quelli che ti hanno generato e cresciuto e così ti
ritrovi fratelli e sorelle che non avevi mai conosciuto prima.
Si sa come si generano queste famiglie: sondaggi aggiornati indicano
che ben più della metà dei matrimoni o comunque convivenze sono
destinati a naufragare, e questa percentuale è in costante aumento. In
questo contesto, non si può negarlo, c’è la sofferenza nascosta, alle
volte drammatica di tanti ragazzi.
In tal proposito, mi sono rimasti fissi nella memoria due momenti d’un
discorso che ascoltai nei corridoi del tribunale di Verona, dove mi trova-
vo per dare una testimonianza. Stavo in attesa della chiamata guardan-
do fuori dalla finestra mentre, nell’angolo vicino, due persone parlavano
delle rispettive separazioni. La prima diceva: “
la mia moglie è un vero e
proprio disastro: è sempre che piange, non so cosa fare per lei, ma so
che non c’è niente da fare
”.
La seconda, a sua volta, replicava: “
io sono fortunata, il mio non ne
risente per niente, è sempre allegro e sorridente
”.
Più tardi, sempre negli stessi paraggi captai, da un gruppetto di ragazzi”
il discorsetto fatto da uno di essi ad una ragazzina più piccola..:”
si, si
ma almeno tu puoi piangere, io non possso neanche farmi vedere a
piangere perché darei troppo dispiacere a mia madre
”.
Non so se quest’ultimo frammento sia direttamene collegabile alle due
mamme, non ha molta importanza, ma è certamente compatibile.
Resta, ahimé, la verità drammatica e incredibile d’una realtà: la fami-
glia, da sempre considerata un porto sicuro e protetto, dove trovare
rifugio nei momenti di difficoltà, è diventata una fucina di sofferenza, di
angoscia, che il più delle volte si consumano nei silenzio per quei figli,
questa volta sì del tutto innocenti. Nello stesso tempo, imperversa un
coro molto numeroso ed anche molto stonato: “
prima di tutto bisogna
pensare ai figli
”.
La scuola? Non tanti anni fa si poteva registrare una sinergia perfetta
fra scuola e famiglia, così che i ragazzi potevano contare su una linea
guida morale ed educativa convergente e chiara.
Se dalla scuola arrivava a
casa una nota di demerito,
questa veniva prontamente
ratificata e, non di rado, si
poteva registrare una ragio-
nata recrudescenza da parte
della famiglia, riguardo al ra-
gazzo.
Attualmente, in presenza di
una nota di demerito che
arriva dalla scuola, scattano
subito le giustificazioni da
parte della famiglia: eccessi-
va severità, presunta incom-
petenza degli insegnanti, figli
presi di punta ecc..
Incredibilmente, sebbene in
casi estremi, si sono verifica-
ti dei casi dove i genitori so-
no andati a scuola ed hanno
aggredito fisicamente gli insegnanti A questo punto il ragazzo non può
pensare che scuola e famiglia non sono d’accordo. Chi avrà ragione?
La Chiesa sì, certamente sì! La Chiesa, nel tempo, è stata un gran
bell’esempio di educazione: gli oratori erano affollati, le parrocchie or-
ganizzavano gruppi di Scout, i ragazzi si recavano a messa accompa-
gnati dai genitori, che erano sempre presenti nelle cerimonie fondamen-
tali: Battesimo, Prima Comunio-
ne, Cresima.
Nell’attualità odierna, su una mia
precisa richiesta, ecco le rispo-
ste riferite dalla viva voce del
Parroco, in merito a quanto
rapresentato dai genitori sulla
prsenza alle cerimonie fondame-
tali: “
ci dispiace don, ma abbia-
mo la settimana bianca
”; oppure
“
Sa, abbiamo già programmato
la gita
”, oppure “
non si può as-
solutamente, abbiamo la partita
”.
Così in chiesa puoi spaziare lo
sguardo quanto vuoi, ma è dif-
ficile trovare ragazzi e giovani.
Siamo d’accordo, in questi ultimi
tempi la Chiesa è stata attraver-
sata da qualche scandalo, ma anche i religiosi sono uomini; in ogni
caso in numero sempre limitato. A confronto con l’opera indispensabile,
benefica, meritoria della stragrande maggioranza di Sacerdoti, Religiosi
e Religiose non è niente.
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La Vos dal Fogolâr____________________________________________________________________________________________________________________
Chi è d’esempio per i nostri ragazzi?
C
, di Gianni Del Fabbro




