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Ho letto con molto

feeling

l'articolo sottocitato tratto dalla rivista medica

"

Cuore e Salute

" e ho pensato che anche voi, cari amici del Fogolar, a-

vreste trovato inebrianti alcune caratteristiche relative alla bevanda tan-

to amata dal Dio Bacco.

Afferma Salvador Dalì che: "

I veri intenditori non bevono vino, degusta-

no segreti

". Ma non dobbiamo trascurare quel valore aggiuntivo al pia-

cere di bere un bicchiere di buon vino che potremmo definire come

"pregustazione".

Lo compongono fattori culturali e psicologici che nel loro complesso o-

serei definire antropologici: esperienze personali, immaginari che evo-

cano i riti ancestrali collettivi della vendemmia e della pigiatura, cono-

scenze culturali che vanno dalla storia alla filosofia. Un piacere anzitutto

estetico. Gustare una coppa di vino implica infatti l'intervento dei cinque

sensi, ma il godimento del vino come "oggetto estetico" precede l'avvi-

cinamento delle labbra al bicchiere e va ben oltre il semplice approccio

sensoriale.

Già alla vista, la fantasia del

sommelier si sfrena in un tri-

pudio di aggettivi. Ed ecco il

vino apparire limpido, traspa-

rente, paglierino, ambrato, ro-

sato e attingere a tutta la

gamma di rossi, fino al rubino

o al topazio. Guardato contro

luce può mostrare riflessi im-

prevedibili che ne nobilitano

l'aspetto.

Infiniti sono poi gli aggettivi u-

sati per descriverne il gusto:

vi-vace o tranquillo, giovane o

maturo, fresco o corposo, dol-

ce o aspro, amabile o ama-

rognolo; e poi: armonico, in-

tenso, rotondo, elegante, ro-

busto, equilibrato, strutturato,

o fruttato, fra mille sfumature impercettibili di profumi, sentori e retrogu-

sti.

Sul palato il vino può scorrere

liscio o frizzante, tannico o a-

sprigno, morbido o vellutato e

destare sensazioni di fre-

schezza o di matura corposità.

Il vino può essere "

di pronta

beva

", bevuto fresco e disse-

tante all'ombra delle" fraschet-

te" o essere "

vino da medita-

zione

", come un maturo Baro-

lo o un Brunello d'annata.

Se il vino è rosso, pregusta-

zione è innanzitutto indugiare

ad osservare il getto del vino

versato dalla bottiglia, che si

attorce in vortici rutilanti di riflessi, in una dinamica spirale che accom-

pagnerà il vino a riposare nella coppa di cristallo, quasi alla ricerca del

calore del palmo della mano.

Il lento roteare del bicchiere farà poi sprigionare sentori e profumi che

co stituiscono il segreto dei grandi vini. Carezze olfattive come approc-

cio preliminare al primo sorso. Gestualità antiche che richiedono racco-

glimento o la compagnia degli amici.

Associazioni sinestesiche che preludono al contatto gustativo del fluire

liscio del vino sul palato. Accordi preliminari di orchestra che preparano

l'esplosione delle prime note di una sinfonia sensoriale. Pregustazioni

diverse accompagano il vino bianco. Conoscere il vitigno di origine è già

un primo viatico culturale alla pregustazione. D'estate, poi, il calice

sottile si appanna di un velo traslucido di umidità catturata all'aria dalla

fre-schezza del vino.

Da versare con legge-

rezza, per non la-

sciarne sfuggire gli

aromi, protetti dall'im-

bocco ristretto del bic-

chiere.

Le dita allora sosten-

gono con cura il

gambo del calice, per

non contaminare l'im-

perlatura del cristallo.

E se il bianco è

"mosso", o se ti in-

canti ad osservare lo spumante che vive la sua canzone nella flute, lo

sguardo insegue il fine perlage che dal fondo del bicchiere svolge la

sua allegra processione di bollicine di cui, nel silenzio, ti sembra quasi

di percepire il sottile fruscio musicale. L'estetica del bere si amplia

considerando valori aggiunti ambientali che impreziosiscono la fruizione

della "Bevanda degli Dei", come le apparecchiature raffinate e fastose

delle tavole, lo splendore grafico ammiccante delle eti-chette d'autore,

la temperatura ideale dei locali di degustazione.

E, non ultimo, il servizio inappuntabile dei coppieri. Sarà gradito un

sommesso sottofondo musicale, lo stormire delle foglie del pergolato

che ombreggia le tavole e il profumo di una siepe di gelsomini.

Erano raffinatezze ben conosciute da Orazio: "

ordina di portare qui vini

e gli unguenti e i boccioli troppo effimeri della rosa

".

Le porte del paradiso ora sono quasi aperte. Il sorriso di una fanciulla

bionda dai lunghi capelli le spalancherebbero del tutto! Ma in mancanza

della fanciulla, l'elemento ambientale che integra compiutamente l'este-

tica del bere è la presenza di amici con cui condividere il godimento del

bere e dell'oziare. Sono le parole scambiate, stimolate dall'incipiente

inebriamento, le risate collettive, via via più fitte, la condivisione dell'a-

micizia. "Amicizia è un bicchiere di buon vino, centellinato insieme,

senza parole, di fronte a un caminetto acceso e le caldarroste calde

sotto la brace". Una dimensione, quella della pregustazione, la cui

realtà fisiologica è innegabile, dimostrata da quel positivo presentimen-

to salivare di gradimento gustativo che inumuidisce la bocca al sempli-

ce pensiero di accostarsi ad un "bicchiere d'autore". Se bere vino è

"degustare segreti", pregustarlo aggiunge sottili piaceri ad un rito anti-

co, intessuto di sacro e di profano.

Beppa Moserle

Complimenti: una descrizione inebriante della filosofia dell’assaggio e

pregustazione d’un vino. C’è da restare alcolizzati solo al pensiero.

Se poi il vino sottoposto a questi raggi “X” risulta anche essere… buono

all’assaggio tanto meglio! Viva il vino! Ro. Ro.

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La Vos dal Fogolâr________________________________________________________________________________________________________________________

Estetica del bere, la pre-gustazione

, di Beppa Moserle