Background Image
Table of Contents Table of Contents
Previous Page  6 / 20 Next Page
Information
Show Menu
Previous Page 6 / 20 Next Page
Page Background

6

Mi è sembrato interessante ricordare la situazione del Friuli alla vigilia

della Grande Guerra 1915-18, avvalendomi anche del materiale propo-

sto nel corso di una conferenza sull’argomento tenuta a Udine, ad inizio

autunno, dal prof. Elpidio Ellero, studioso della materia ed autore di pub-

blicazioni sul tema.

Ritengo interessante farne partecipi anche gli amici del nostro periodico

senza accampare la minima pretesa di sostituirmi agli specialisti del ra-

mo, ma solo per proporre alcuni spunti a me sconosciuti e meritevoli di

essere ricordati.

La prima guerra mondiale fece sentire pesantemente i suoi effetti in

Friuli ben prima del 24 maggio 1915, data ufficiale dell’entrata in guerra

dell’Italia contro l’Austria. L’inizio delle ostilità sui nostri confini fu il primo

capitolo di una storia sanguinosa durata in seguito oltre 41 mesi. Peral-

tro, a tale data, il Friuli aveva già vissuto un pesante preambolo di disagi

e privazioni iniziato quasi contemporaneamente allo scoppio delle ostili-

tà tra Austria e Serbia nell’Agosto 1914, seguito poi, a catena, dal-

l’entrata in campo delle altre nazioni europee.

Agli inizi del secolo scorso era ancora massiccio in tutta Italia il fenome-

no dell’emigrazione; il Friuli non faceva eccezione, salvo che per il tipo

di espatrio dei suoi lavoratori soprattutto di natura stagionale. Le correnti

migratorie si erano mantenute ed incrementate anche dopo l’unità d’Ita-

lia e, per ragioni sia storiche che geografiche, erano orientate prevalen-

temente verso le regioni dell’impero austro-ungarico.

All’inizio delle ostilità venne imposto dalle autorità a tutti i lavoratori stra-

nieri l’immediato rimpatrio, determinando da subito conseguenze nega-

tive impreviste.

All’epoca il Friuli contava una popolazione di circa 730.000 unità; i rientri

forzati dall’estero interessarono subito quasi 100.000 lavoratori ai quali

si aggiunsero ad ottobre altri 20.000 rientri dalla Romania (*). A questi

dati va sommato anche il fenomeno tutt’altro che trascurabile degli e-

spatri clandestini riguardante i minori di 14 anni.

Agli inizi dell’autunno 1914 i dati ufficiali dei rientri dall’estero interessa-

vano così circa un sesto della popolazione friulana. Considerando che

dietro ogni emigrante c’era quasi sempre una famiglia con un numero di

componenti difficilmente esiguo, si può affermare che il sostentamento

di circa la metà della popolazione del Friuli dipendesse dai proventi del-

l’emigrazione. Quindi, venendo improvvisamente a mancare ogni (o

quasi) risorsa economica, si andasse a determinare per loro, in brevis-

simo tempo, una condizione di estremo disagio.

Si tenga presente che all’epoca la generalità dei “contratti” (quasi sem-

pre accordi verbali stipulati nei mesi invernali) prevedeva che il com-

penso del lavoro avvenisse in tre fasi: la prima all’atto della partenza

(per le spese di viaggio!) - un secondo acconto a metà stagione (man-

tenimento in loco) ed infine un saldo finale.

Il precipitare degli eventi e l’obbligo di immediato rimpatrio, fecero si che

la quasi la totalità degli emigranti rientrasse alle proprie case con le ta-

sche vuote, impossibilitata a far fronte agli impegni assunti ad inizio del-

la stagione e con l’incognita del futuro. La brusca interruzione dei rap-

porti di lavoro a metà della stagione ne aggravò quindi ancora di più - se

possibile - le conseguenze.

L’imprevisto flusso estivo dei rimpatri appesantì da subito la modesta

economia del territorio: a tutto questo si aggiunse poi anche la crisi delle

poche attività imprenditoriali di un qualche rilievo esistenti in Friuli, de-

terminata dalla carenza di materie prime (carbone, ferro, ecc.) importate

dall’estero.

Quasi subito si ebbero, ad opera prevalentemente di donne, moti di

piazza spontanei che reclamavano, da parte delle autorità municipali,

pane e lavoro. La prima manifestazione ebbe luogo a Buia (12-13 set-

tembre 1914) ed altre del genere si susseguirono, in città ed in altri co-

muni, sino all’aprile del 1915.

Nel frattempo il disagio derivante dalla pesante disoccupazione aveva

determinato un aumento dell’accattonaggio, dei furti (in campagna) e

forme palesi di prostituzione. Mentre i parlamentari friulani chiedevano

al governo centrale interventi urgenti per fronteggiare la situazione, i co-

muni avviarono - per quanto loro possibile, dal mese di ottobre - il pro-

getto delle “cucine economiche popolari“, per dare un pasto ai più in-

digenti. L’entità di questo tipo di aiuto crebbe progressivamente di mese

in mese, sino a toccare numeri di tutto rilievo alla sua cessazione, avve-

nuta nel maggio 1915.

Il problema della grande disoccupazione venne risolto poco prima del-

l’inizio delle ostilità; le strategie elaborate al riguardo dagli Alti Comandi

militari imposero l’effettuazione sollecita di grossi lavori: di viabilità, forti-

ficazioni, trasporti, per i quali il solo Genio Militare non poteva bastare.

Si fece allora ricorso all’assorbimento della mano d’opera disponibile in

Friuli (uomini e donne) e poi anche dal resto del territorio nazionale;

queste maestranze vennero militarizzate.

Un altro genere di disagio investì contemporaneamente il Friuli, ed in

particolare i territori della Carnia e delle zone montane a ridosso del

fronte: il divieto di fienagione e d’alpeggio e l’occupazione in molti casi

dei pochi terreni coltivabili utilizzati dalle truppe per dar vita ad accam-

pamenti e depositi.

L’unico vantaggio che ne derivò all’economia friulana fu il prosperare

degli affari di osterie, bar e quante altre attività similari, in grado di sod-

disfare le esigenze spicce di grosse masse di uomini.

(

*

)

Anche se oggi potrà apparire strano, è interessante sapere che ver-

so la Romania si orientava un consistente flusso dell’emigrazione friula-

na, impegnato, soprattutto nel settore edile. A solo titolo di cronaca e di

curiosità rileviamo che l’attuale Primo Ministro romeno, Victor Ponta,

reca un cognome diffuso nella zona morenica del Friuli che da Tricesi-

mo si spinge sino ai piccoli centri della “riviera“ (Magnano, Billerio). Po-

trebbe trattarsi di un Ponta discendente di emigranti friulani ?!

R.Como

________________________________La V

ô

s dal Fogolâr________________________________________________________________________________________________________________________________

Il Friuli alla vigilia della 1ª Guerra Mondiale

, di Romeo Como