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"

Ma ti pare che uno, ignaro, accendendo la televisione, debba trovarsi

di fronte la tua faccia

?".Con queste parole salutavo Alfredo, una mattina

della scorsa estate, entrando nel bar dell'Antica Trattoria da Giusi, in

quel di Malborghetto (Val Canale, Udine). "Adesso – continuai - mi

racconti tutto delle vostre performance televisive!".

Con Mariarosa, abbiamo conosciuto Alfredo 36 anni fa, in circostanze

alpinistiche un po' avventurose. Non saprei dire se, a quell'epoca, Al-

fredo, pendolare per lavoro tra Malborghetto e Vienna, avesse in mente

la Giusi, ma non credo proprio avesse in programma di aprire un risto-

rante, come poi avvenne: fatto sta che, il 18 agosto 1986, con l'arreda-

mento del locale non ancora completato, a "porte chiuse", poiché l'atti-

vità ufficialmente non ancora iniziata, avemmo il piacere di essere i loro

primi clienti.

Doveva essere una cena a base di frico, ma andò a finire che assag-

giammo buona parte delle specialità che avrebbero formato il loro "me-

nù storico", comprese le conserve "private" di casa Domenig, e avem-

mo l'onore di ricevere la fattura n. 01.

L'aprile scorso, verso mezzogiorno, qui a casa, stavamo guardando il

programma di Antonella Clerici e chi ti vediamo? L'Alfredo e la Giusi,

con grembiulone e cappello da cuoco sopra il costume friulano, che

partecipavano alla gara tra cuochi dei borghi italiani. Questa è la pre-

messa che mi ha portato, questa estate, davanti a un

tajut

di

friulano

, a

fare questa conversazione con Alfredo, mentre Giusi faceva ogni tanto

capolino, arrabattandosi tra banco, sala e cucina.

"Tutto ha avuto inizio quattro anni fa” - cominciò Alfredo – “allorché il

giornalista Carlo Cambi, collaboratore della trasmissione dell'Antonella

Clerici, nonché esperto di cucina e autore di guide gastronomiche, ca-

pitò a mangiare da noi e, a fine pranzo,

presentandosi, disse che ci averebbe

inserito nella sua guida gastronomica,

"Il Managiarozzo", e segnalato per la

trasmissione dell'Antonella.

Già il solo dichiarare questa l'intenzione

era per noi gratificante: cosa vuoi, il

comune di Malborghetto-Valbruna non

arriva a mille abitanti e Malborghetto, la

frazione capoluogo, ne ha circa 400,

figurati se ci montavamo la testa. Poi è

passato il tempo e, quindi, lo scorso

anno, parliamo del 2013, quando la RAI

telefonò per sapere se eravamo inte-

ressati ad andare a Roma per la tra-

smissione, quasi non ce ne ricordava-

mo più.

La cosa buffa è che la telefonata arrivò verso mezzogiorno e Giusi,

indaffarata in cucina, ha sbattuto giù il telefono, pensando si trattasse di

qualcuno che voleva vendere qualcosa, ma dall'altra parte insistettero e

l'equivoco fu chiarito; così, dopo qualche giorno, arrivò una troupe della

RAI per una prima intervista, poi, presi i necessari accordi, il 16 gennaio

andammo a Roma per la prima sfida.

Come ti ho detto, la partecipazione non è avvenuta su nostra doman-

da, ma per segnalazione degli esperti della RAI, per cui eravamo feli-

cissimi già solo di essere lì e non ci importava se avessimo perso

subito, alla prima settimana. Però vincemmo quella gara e così la se-

conda, poi la terza e la quarta. Alla quinta volta, però, sono arrivati i col-

leghi piemontesi della "

Trattoria Derna

" di Varzo e ci hanno buttato fuo-

ri: poco male, a noi andava più che bene anche così".

"Immagino che tutto questo abbia comportato per Voi un bel cari-

co di lavoro, da aggiungere a quello del ristorante".

"Certo, non potevamo mica chiudere! La trasmissione avveniva il mer-

coledì, ma non si trattava solo di andare lì e preparare un pranzo: si do-

vevano anche portare alcuni prodotti locali e spiegare usanze, tradizioni

e tutto quanto poteva essere interessante per animare il programma.

Noi partivamo da Ronchi dei Legionari a mezzogiorno del martedì, ma

per tutta la settimana precedente eravamo impegnati nella raccolta dei

prodotti locali da esporre.

La prima volta, rimanemmo nell'ambito comunale e fu sufficiente anda-

re al caseificio della Latteria Cooperativa di Ugovizza, ma, siccome con

tinuavamo a vincere, abbiamo allargato la ricerca ad una più vasta

porzione del territorio del Friuli, facendo anche alcune scoperte interes-

santi. Almeno per me, che non lo sapevo, come, ad esempio il "

formadi

d'asìn

", che nulla ha a che fare con l'asino, un formaggio salato che, da

centinaia di anni, si produce, con caratteristiche tra loro simili, ma non

uguali, sia in Carnia che nel Pordenonese. La presentazione dei prodot-

ti avveniva con il supporto del dr. Bigazzi, dello staff di Antonella Clerici,

per il quale preparavamo delle schede - e in questo ci dava una buona

mano mio fratello Raimondo, che è giornalista e studioso di storia - con

tutte le informazioni storiche, gastronomiche, di costume e quanto era

utile per illustrare al meglio i prodotti stes-si e, soprattutto, per far cono-

scere la nostra regione, in particolare la Val Canale".

"Come era organizzata, a Roma, la logistica e come si svolgeva la

trasmissione?".

"Venivano a prenderci all'aeroporto e ci portavano in albergo, ovviamen-

te spesati di tutto; quindi, la mattina successiva, ci portavano negli stu-

di, dove si allestiva l'esposizione e io predisponevo il tutto per la pre-

sentazione dei vari piatti. La Giusi andava al trucco e spariva per tutta la

mattina: me la riconsegnavano all'ora della trasmissione e quasi quasi

non la riconoscevo più".

"Decidevate Voi i piatti da preparare e i prodotti da portare, oppure

vi venivano dati dei suggerimenti?"

.

"I prodotti, naturalmente, li sceglievamo noi, ma, per i piatti da prepa-

rare in trasmissione, c'era un lungo dialogo, per telefono e via e-mail,

tra noi e la redazione del programma, poiché ogni puntata è formata da

tanti spazi dedicati alla cucina e, nell'arco della settimana e della stessa

puntata, si alternano vari cuochi e si preparano piatti diversi, per cui

occorreva garantire una certa varietà, perché non si presentassero, ad

esempio, gnocchi, sia pure diversamente preparati e da cuochi differen-

ti, per due giorni consecutivi.

Era questa la fase più stressante, perché si cominciava già il giove-

dì/venerdì, con proposte e controproposte, prima accettate poi cambia-

te, ordini e contrordini, fino al lunedì pomeriggio, quando arrivava la

conferma definitiva e, a quel punto, c'era solo da preparare i bagagli,

tenendo conto dei limiti di peso per l'aereo e della necessità di farvi

entrare gli ingredienti per il pranzo da cucinare, i prodotti da esporre e

presentare, e i nostri effetti personali.

Ci arrivavamo sempre "a pelo", suddividendo tutto fra cinque persone

(erano previsti tre aiutanti). Fatto questo, a Malborghetto cominciava la

festa".

"La festa?", chiedo io, perplesso.

"Beh, sì: vorrai mica che partissimo di nascosto, come ladri!

Così festeggiavamo la partenza - con brindisi augurali e tutto quanto

insieme - e poi si festeggiava il ritorno; anche dopo la quarta volta,

__________________________La Vos dal Fogolâr_____________________________________________________________________________________________________________________________________

Alfredo e Giusi: da Malborghetto a Roma, with love!

,

di G. Della Puppa