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Nei primi lustri dell’Ottocento il territorio della città di Verona accoglieva

circa 220.000 abitanti, numericamente quasi uguale a quelli di oggi.

E’ utile precisare che un sesto della superficie della città era rappresen-

tata dall’Adige, dall’Adigetto e dalle mura, il che lascia intendere l’ecce-

zionale densità per km quadrato e la conseguente inettitudine all’affer-

marsi di attività industriali, in quell’epoca solitamente localizzate in città.

Su questa popolazione si inseriscono le Forze Armate austriache rea-

lizzando la presenza di un militare ogni sette civili.

I dati sul tenore di vita del tempo mascherano solo in parte la generale

miseria. Infatti se a Verona si contavano 220 bettole, 89 osterie, 37 ri-

vendite di caffè, 4 alberghi, ciò richiama la diffusa ricettività di una po-

polazione militarmente occupata.

Ma l’altra faccia della medaglia documenta la povertà di consumi pro

capite: una decina di grammi di carne, un po’ di pesce, poco burro e for-

maggio e molta polenta; desco un po’ misero anche se rallegrato da

mezzo litro di vino.

Nel frattempo però le opere pubbliche “militari” offrono un certo benes-

sere alle categorie lavoratrici. Forse per la prima volta nella storia vero-

nese qualche migliaio di operai poté contare sul salario giornaliero di

due lire. Mercede inaudita nelle aziende rurali dell’epoca e superiore ai

salari nei pochissimi posti di lavoro delle superstiti manifatture.

Inoltre, una intelligente politica monetaria degli Asburgo assegnava alle

provincie soggette all’impero (le slave, le magiare, le italiane, ecc.) il re-

gime metallico, nei territori austriaci fu imposta la moneta cartacea a

corso forzoso. Stratagemma abile, di sicuro vantaggio per gli operatori

dell’Austria.

Il Feld Maresciallo Johann, Joseph, Venceslao Radetzky conte

von Radetz (1766-1858)

La conseguenza più grave del processo di militarizzazione dell’eco-

nomia di Verona si manifesta dal 1832 in tutta una serie di “limitazioni”

frapposte al libero sviluppo delle varie attività veronesi, a cominciare dal

divieto di pascolo sulle mura, limiti sui terreni che saranno occupati dal-

le fortificazioni, con diffida ai proprietari di predisporre le normali coltiva-

zioni; seguono espropri, servitù, divieti di costruzioni di qualsiasi “cosa”

in un raggio di varie migliaia di metri dalle mura; proprio in quella cer-

chia verso cui gravitava la popolazione.

Nonostante gli aspetti negativi della dominazione austriaca, negli anni

anteriori all’unità, un certo miglioramento del tenore di vita si diffuse sia

a Verona che nel territorio.

Ma, per iniziative imprenditoriali della nostra economia ottocentesca si

imponeva la disponibilità di capitali, che erano troppo lenti a formarsi.

Lo stesso dilagare dell’usura, che aveva indotto gli Austriaci alla crea-

zione di una Cassa di Risparmio in sostegno del vecchio e superato

Monte di Pietà, costituisce la testimonianza delle vie preferite dai piccoli

e medi capitali finanziari, non ancora attratti e incanalati verso imprese

produttive.

Nei primi decenni seguiti all’Unità (1866) anche a Verona si vive un pe-

riodo di intensa preparazione. Le menzionate difficoltà, in qualche pe-

riodo assai gravi, spiegano anche da noi quelle correnti migratorie che

hanno raggiunto i massimi annui di circa 10.000 unità sottraendo ad u-

na terra ancora conservatrice ed avara l’energia onesta e possente di

uomini preziosi.

Anche sul giornale “L’Arena” (fondato nel 1866) veniva affermato che le

Banche Popolari tendevano all’esclusivo vantaggio delle classe meno

agiate mettendo il credito alla portata di tutti. Per fortuna questo mortifi-

cante dissanguamento del nostro sistema economico-sociale è andato

attenuandosi nei primi anni del Novecento.

Ciò avviene contemporaneamente a quegli anni di slancio della nostra

economia italia-

na, che ha avuto

anche a Verona

riflessi di sicuro

miglioramento.

Anche se un cer-

to spirito conser-

vatore non ha

qui

consentito

quel formarsi di

una forte borghe-

sia industriale,

che pure aveva

mirabili esempi

in firme forestie-

re (Tiberghien,

Riva,

Masotti

ecc.) venute a

creare in Verona

le basi di una più

larga prosperità.

G. Pietro Piccoli

Richiamo del Po-

destà di Verona

all’osservanza

delle Servitù Mi-

litari relative alla

costruzione ed

agli impianti.

____________________________________________________________________________________________________________________________La Vos dal Fogolâr____________________________________

Movimenti sociali nella storia Veronese tra fine

Ottocento e primo Novecento

, di Gian Pietro Piccoli