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Proprio ieri, mentre mi dirigevo in auto verso Borgo Milano, rallentai fino
a fermarmi per far passare una signora con passeggino e relativo bebé.
Non l’avessi mai fatto, un’altra signora (si fa per dire)) insofferente, ar-
rabbiatissima, mi sorpassò sulla destra lanciandomi chissà quali im-
properi e minacciandomi con gestacci della mano.
Sinceramente rimasi molto male e non potei fare a meno di chiedermi:
ma dov’è finita la gentilezza, la cortesia, l’educazione? Non solo non
viene praticata, ma vorrebbero impedire pure a te di praticarla. Tuttavia
non scoraggiamoci: per fortuna, anche se non molto spesso, si trovano
ancora in giro persone educate, gentili.
Te ne accorgi con piacere quando qualcuno si ferma per farti passare,
oppure quando tu consenti a qualcuno di inserirsi nella fila: ti guardano
un po’ perplessi, poi ti fanno un bel sorriso e ti salutano cordialmente
anche più volte. Non scherziamo, cosa c’è di meglio di una gentilezza
affinché la giornata si colori di rosa? Una gentilezza non è solo una
“gentilezza”, per chi la offre e per chi l’accetta è qualcosa di più: è un
invito all’ottimismo, una proposta rassicurante, è come dire: stai tran-
quillo, c’è qualcuno attorno a te che ti guarda, ti sorride, non sei solo in
questa perigliosa traversata.
E poi le gentilezze resistono nel tempo. Ne ho la prova: tanti anni fa
andavo in bicicletta in un paesino della Carnia, arrivato ad una curva
stretta in mezzo alle case e pertanto senza visuale, vidi venire in senso
opposto un’auto, mi fermai e mi resi conto subito del pericolo in quanto
dal senso opposto della strada arrivava un carro carico di tronchi traina-
to dai cavalli, da una finestra un signore resosi conto anche lui di cosa
poteva succedere in un lampo si piazzò in mezzo alla strada fermando
l’auto, quindi aprì il cancello e fece entrare l’auto nel sua corte. Così i
cavalli che già cominciavano a scalpitare poterono proseguire tranquil-
lamente per la loro strada.
Ancora adesso vedo nitida quell’auto chiara color panna, decapotabile,
aveva una targa straniera ed un signore di mezza età al volante con la
pipa in bocca che scende con un gran sorriso per ringraziare quel si-
gnore dandogli la mano.
Quella scena è durata pochi minuti, ma ancora è per me un ricordo ni-
tido, stando sulla bici, che avevo in prestito dal figlio del Podestà; in
quel momento pensai: che bello essere gentili. Ho accennato ad un
caso solo perché molto lontano nel tempo, ma di questi fatti si potrebbe
riempire un libro.
Ma ve ne segnalo solamente uno recente: tornavo in macchina da una
conferenza con un amico verso le undici o forse mezzanotte, mentre
imperversava un temporale, un vero diluvio; all’altezza del Teatro Ro-
mano - in mezzo a lampi e tuoni - notai un ragazzo fermo in mezzo a
due auto con in mano una corda rotta tutta sfilacciata, la scena era
molto chiara, stavano trainando un’auto ed avevano rotto appunto la
corda. Il mio amico disse:”Poveracci”, fermò la macchina dicendo: ”nel
bagagliaio ho una corda da traino appena comperata: gliela dò.
Scese di corsa dalla macchina, in due secondi era già fradicio, prese la
corda d’acciaio e la mise in mano al ragazzo che lo guardò con una
faccia così sorpresa, come se qualcuno lo avesse improvvisamente
schiaffeggiato senza motivo.
Quell’immagine mi riportò alla mente la fotografia, che dicono essere la
più famosa di tutti i tempi, quando un fotografo temerario, strappò dalla
bocca del grande statista Churchill Winston l’eterno sigaro, scattando
poi la foto. Questa foto divenne famosa in tutto il mondo proprio per la
espressione di sorpresa che si leggeva su quel volto.
E’ qui che non mi tornano i conti: possibile che un atto di gentilezza, il
portare un aiuto a chi è in difficoltà procuri tanta sorpresa? E’ possibile
che sia una pratica così rara e disattesa?
Eppure la gentilezza è una forza. E’ certamente una forza perché è un
sentimento, è una conquista che viene dal cuore, fa parte di noi e dura
nel tempo. Le conquiste di questo mondo danno soddisfazioni che du-
rano poco, tracciano un arco veloce nel cielo e tramontano in quel nulla
da cui erano spuntate.
Per favore, guardiamoci negli occhi e regaliamoci tante cortesie, tante
gentilezze. Il nostro Paese, la nostra città, il mondo, la vita ci sembre-
ranno più belli. Gianni Del Fabbro
Gianni, ma cosa dici: sei impazzito? Tornare alle buone maniere, al ri-
spetto, al gesto gentile: ma sono cose superate, ormai!
Ma come fai a non sentire piacere dalla volgarità, dalla liberazione dai
canoni di comportamento, dalla prevaricazione, dall’arroganza, dal co-
prirsi di tatuaggi, dal vivere col cellurare fissato con lo scotch all’orec-
chio, del vestire approssimativo, dalla sguaiatezza, e tant’altro. Questa
si che è vita! Lo dicono anche vari nostri politici ai vertici! Ro. Ro.
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La Vos dal Fogolâr_____________________________________
Scusate, dov’è finita la gentilezza?
, di Gianni Del Fabbro




