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Il 27 luglio 1914 l’Impero Austro-Ungarico dichiarava guerra alla Serbia,

scatenando di fatto la Grande Guerra, che durò fino al novembre 1918.

L’Italia, inizialmente neutrale, entrava in guerra a fianco di Francia, Rus-

sia, Gran Bretagna, ecc. otto mesi dopo, il 24 maggio 1915.

Nel 1914 l’Italia restò neutrale, quindi, perché parlarne adesso allora?

Ma perché parte dell’Italia vide i propri figli cominciare a morire proprio

in quei mesi: parliamo dei Trentini e di parte dei Friulani (Gorizia era

sotto l’Austria, così come i Giuliani). Il gen. Mignani, ci parla della guer-

ra aerea di quegli anni, che aprì un’era nuova nel campo dei conflitti

umani. Lo ringraziamo per questa trattazione sul grande conflitto, che

troverà ancora spazio, doverosamente, su prossime pagine. R.R.

La Grande Guerra 1914-18 fu il primo vero conflitto totale in cui tutte le

risorse umane della Società industrializzata vennero mobilitate e finaliz-

zate alla vittoria.

Tra il 1914 e il 1918, l’Aviazione si sviluppò notevolmente sotto la pres-

sione del conflitto. Per la prima volta, infatti, gli aerei trovarono un

impiego pressoché quotidiano, con tutto quello che implicava in fatto di

regolare manutenzione e di cura per l’affidabilità.

Motori più potenti e strutture più robuste consentirono un netto miglio-

ramento delle prestazioni; inoltre, mentre prima della guerra venivano

prodotte poche centinaia di velivoli, al termine del conflitto se ne co-

struivano a migliaia.

Da un punto di vista militare, la Grande Guerra coincise con la defini-

zione dei diversi compiti che gli aerei potevano espletare, e la progetta-

zione di velivoli specializzati per soddisfarli, come i bombardieri che do-

po il conflitto si trasformarono nei primi aerei civili di linea.

Per quanto riguarda l’Italia, malgrado la preziosa esperienza acquisita

nella Campagna di Libia del 1911-12, ed i tentativi di dare una più

organica e funzionale definizione alla nuova Arma, lo scoppio della

Grande Guerra, nell’agosto del 1914, trovò le nostre Forze Aeree (non

si trattava ancora dell’Aeronautica, che nacque nel 1923) del tutto im-

preparate, scarse di mezzi ed infrastrutture e senza l’adeguato supporto

dell’industria del settore, la cui capacità produttiva complessiva era

ancora limitata a pochi aerei all’anno.

Neppure i mesi che trascorsero tra l’inizio delle ostilità in Europa e l’in-

tervento italiano furono sufficienti per modificare sostanzialmente que-

sta situazione.

IL

24 maggio 1915

, dunque, il nostro Paese si presentò sul territorio di

guerra con una forza aerea di

15 Squadriglie

(1 Squadriglia: 4 aerei) di

aeroplani, di cui solo

12 mobilitate

: 6 su velivoli “Bleriot”, 4 su “Nieu-

port” e 2 su “Farman”, oltre a

3 dirigibili

(il P4, l’M1 e il P5). A questi

mezzi – facenti parte dell’Aviazione dell’Esercito – si aggiunsero quelli

della Marina, comprendenti

15 idrovolanti e 2 dirigibili

(l’M12 “Città di

Ferrara” e il V1 “Città di Jesi”).

Un totale assolutamente insufficiente di velivoli, per di più tutti di costru-

zione straniera ed alcuni addirittura privi di parti di ricambio. Per contro

registriamo i circa 1.150 della Francia e i 764 della Germania.

I nostri piloti erano in totale circa 130, dei quali presenti ai reparti mobili-

tati solo una cinquantina addestrati ed abilitati al combattimento; i Sot-

tufficiali specialisti: tra motoristi, fotografi, armieri, montatori, rifornitori,

radio-telegrafisti, poche unità in più; gli Ufficiali con la qualifica di osser-

vatori circa una ventina.

L’attività di nostri Reparti Aerei iniziò fin dal primo giorno di guerra con

frequenti e ripetute missioni aerofotografiche, la prima delle quali ef-

fettuata nella zona del Podgora dal Ten. Andrea de Bratti, brevettato

osservatore presso la Scuola dell’Aeronautica di Aviano. Tale speciali-

tà, nata nel 1911, era stata fortemente voluta dallo Stato Maggiore del-

l’Esercito, dopo il positivo giudizio espresso alle Grandi Manovre ef-fet-

tuate l’anno precedente.

Il 25 maggio 1915, fu effettuata la prima azione di guerra vera e propria.

Cinque velivoli bombardieri del 3°Gruppo colpirono le infrastrutture dei

Cantieri di Monfalcone e questo primo attacco, risoltosi senza danni agli

equipaggi ed ai mezzi contribuì a mantenere alto il morale e saldo lo

spirito di corpo di tutto il personale addetto alle operazioni aeree.

In questa prima fase, però, l’attività della nostra Aviazione, a parte la

scarsità dei mezzi, fu alquanto limitata, soprattutto se confrontata con

quella degli avversari, il cui livello d’organizzazione – sia sotto il punto di

vista direttivo che di addestramento del personale – era decisamente

superiore al nostro.

In aggiunta a ciò, purtroppo, si fece ben presto sentire l’usura della

guerra; già nel mese d’agosto 1915, appena tre mesi dopo l’inizio delle-

operazioni belliche, la consistenza della nostra Aviazione si ridusse a

solo 8 Squadriglie.

I “Bleriot”, velivoli costruiti in Italia su licenza, che costituivano l’ossatura

principale della nostra Aviazione all’inizio delle ostilità, erano già supe-

rati sotto molti aspetti: raggio di virata troppo ampio, velocità minore,

limitata capacità di carico offensivo e insufficiente armamento erano gli

aspetti penalizzanti più evidenti rispetto alle caratteristiche dei velivoli

avversari.

A tutto questo si aggiungevano problemi aerodinamici di progettazione

mai risolti, come una sensibile instabilità laterale alle basse velocità,

che si evidenziava soprattutto nella delicata fase finale dell’atterraggio.

Per tali ragioni questo tipo di velivolo venne relegato a missioni secon-

darie di ricognizione, sempre sotto la costante protezione della nostra

caccia e l’utilizzato in combattimento solo in casi d’emergenza.

Come conseguenza diretta si ebbe - praticamente - l’eliminazione di

ben 6 squadriglie dalla prima linea di combattimento e nel contempo la

necessità impellente di riorganizzare, nel più breve tempo possibile, la

transizione dei piloti recuperati e del personale specialista (motoristi,

montatori, fotografi, radio telegrafisti, ecc.) su altri velivoli di tipo diver-

so, sia da caccia che da bombardamento.

Nei mesi successivi, grazie ancora agli aiuti francesi ed a una più fun-

zionale e omogenea ristrutturazione del settore, vennero acquisiti mezzi

più affidabili e tecnologicamente più avanzati, in numero sufficiente per

poter organizzare la messa in linea e la operatività completa di 14

Squadriglie di Bombardieri plurimotori, composte per la maggior parte

da velivoli costruiti in Italia dalla ditta “Caproni”, progettati espressa-

mente da ingegneri italiani, per effettuari missioni a lungo raggio.

Nello stesso periodo venne costituita la 1ª Squadriglia da “Caccia”, con

il compito primario di intercettare i velivoli nemici incursori e secondario

di fornire supporto alle forze di superficie terrestri e marittime quando

da loro richiesto; e questo segnò un decisivo salto di qualità per tutta

l’organizzazione.

La nuova specialità, la “

CACCIA

”, purtroppo fu costretta a segnare il

passo fino alla primavera successiva, sia per l’impiego dei Reparti Aerei

in mutate strategie tattiche, che per problemi tecnici connessi al-

l’installazione e soprattutto alla ricerca di armi efficaci ed affidabili in

ogni fase del combattimento, in qualsiasi condizione meteorologica, fa-

cilmente brandeggiabili e – da ultimo – asserviti a sistemi di sincroniz-

zazione, con i giri dell’elica, effettivamente validi.

Ancora nel 1915 – su alcuni velivoli – i piloti affrontavano gli avversari,

nei duelli aerei, armati di una sola pistola, sia pure semiautomatica ed a

tiro rapido, il cui utilizzo avrebbe dovuto essere, evidentemente, limitato

alla sola difesa personale, nell’eventualità d’un atterraggio d’emergenza

in territorio nemico.

La situazione, in un crescendo ottimale, migliorò ulteriormente con

l’assegnazione del caccia francese “

NIEUPORT

” (costruito su licenza

della ditta Macchi) che, per le sue dimensioni ridotte, fu chiamato scher-

zosamente dai nostri aviatori: il “BEBE’”.

Si trattava d’un velivolo monoposto, biplano, dalle buone capacità di

fuoco e semplicità di tiro, preferito dalla maggioranza degli aviatori sia

per la facilità di pilotaggio, che per le sue doti acrobatiche.

Con la sua entrata in linea, gli ultimi “

BLERIOT”,

già del tutto superati,

furono decisamente accantonati.

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La Vos dal Fogolâr________________________________________________________________________________________________________________________________

L’AVIAZIONE MILITARE ITALIANA NELLA GUERRA 1914-18

,

del Gen. B.A. Carlo Alberto Mignani