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Ai comandi di un Nieuport “Bebé”, il 7 aprile del 1916, il maggiore Fran-
cesco Baracca ottenne la prima vittoria della CACCIA italiana, abbat-
tendo un velivolo “Brandeburg” austriaco nel cielo di Medeuzza (UD).
Quando venne a sua volta abbattuto sul Montello, durante una missione
di mitragliamentp a bassa quota contro truppe nemiche, le sue vittorie
assommavano a 34.
Questo ultimo tragico volo il nostro Eroe lo effettuò ai comandi di uno
“
SPAD XIII
”, ancora una volta un velivolo progettato in Francia ed in
seguito costruito in Italia su licenza, biplano, dalla linea aerodinamica
inconfondibile, tecnologicamente avanzato, dotato di eccellenti qualità
acrobatiche ed infine più veloce di tutti gli altri velivoli avversari.
Questo velivolo rimase, fino al giorno che segnò la fine della guerra, il
miglior “CACCIA” in assoluto.
Nei quattro anni scarsi del conflitto in Italia, le nostre Forze Aeree svol-
sero un ruolo determinante per la Vittoria finale. Le missioni aeree si
svilupparono in sinergia, sotto varie forme: dalle ricognizioni a vista sul
campo di battaglia, alle missioni di ricognizione fotografica in profodità
sul territorio nemico, con lo scopo di controllare gli eventuali accentra-
menti e i movimenti di mezzi e di truppe nemiche verso i nostri confini;
dal bombardamento in quota su obiettivi terrestri e marittimi, alle mis-
sioni di “interdizione”; dalle missioni di “contro-aviazione” effettuate con
ogni tipo d’armamento contro obiettivi di carattere strettamente aero-
nautico, come velivoli al suolo e infrastrutture aeroportuali quali han-
gars, depositi carburanti e munizioni, officine, centri comando, etc., alle
missioni di pattugliamento a varie quote al fine di intercettare e distrug-
gere velivoli nemici diretti contro obiettivi nel nostro territorio; ed infine
dalle missioni a bassa quota in supporto alle nostre Forze terrestri e
marittime, all’attacco sul campo di battaglia – anche con razzi – a pallo-
ni aerostatici osservatori “DRACKEN”,
La fantasia popolare, comunque, s’appropriò soprattutto delle imprese
dei “
Cacciatori
”, vale a dire di quei piloti addestrati ai duelli con i velivoli
nemici incursori e “romanticamente” visti come la moderna versione
degli antichi eroi cavallereschi.
Nella battaglia del Piave del giugno 1918, l’impiego della massa da
caccia e di quella da bombardamento rappresentò uno degli elementi
determinanti del ripiegamento del nemico, che aveva lanciato la sua
ultima offensiva.
Il 9 agosto dello stesso anno,
10 velivoli SVA
(uno dei quali in mostra
nel Museo dell’Aeronautica Militare a Vigna di Valle), della
87ª Squadri-
Alcuni aerei della Squadriglia “Serenissima” a La Comina
glia
nota come la “
SERENISSIMA
”, decollarono dall’aeroporto di San
Pelagio (a sud di Padova) e, impresa per quei tempi senza precedenti,
completamente disarmati per ragioni di peso a favore dl maggior carico
di carburante necessario per coprire la notevole distanza da percorrere,
sorvolarono la cima delle Alpi dirigendosi verso Vienna dove, come
pianificato, lanciarono 20.000 manifestini tricolori recanti un messaggio
patriottico di Gabriele D’Annunzio.
“DONEC AT METAM” (fino alla meta) fu il motto latino di quello storico
volo. L’ordine impartito era quello di non tornare indietro se non per
cause della massima gravità, senza aver prima raggiunto la capitale
austriaca. Sorvolare Vienna fu uno dei progetti più spericolati e più a
lungo sognati dal Poeta che, come noto, fu anche uno dei più accesi
“interventisti” contro l’Impero Austro-Ungarico.
Per poter partecipare a questa rischiosa spedizione, D’annunzio, che
non sapeva pilotare, si fece costruire sul velivolo del capo-formazione,
capitano Palli, un secondo posto all’interno del serbatoio del carburante,
che ironicamente chiamo: “la sedia ustioria”.
Il Magg. Francesco Baracca, asso dlla nostra Aviazione con
34 abbattimenti di velivoli nemici, a bordo del suo aereo
L’Ufficio Operazioni dello Stato Maggiore aveva espresso, unanima-
mente, parere favorevole ad effettuare tale missione, ma impose incon-
dizionatamente il vincolo di non colpire la popolazione inerme.
D’annunzio, che molto probabilmente aveva lui stesso suggerito tale
limitazione, si attenne scrupolosamente agli ordini ricevuti.
Infatti, contro la città non venne effettuato nessun gesto ostile, se non il
lancio di innocui manifestini patriottici tricolori che inneggiavano alla
pace ed esortavano a ribellarsi all’Imperatore. Anche se non vi furono
danni materiali, l’effetto psicologico suscitato nella popolazione fu e-
norme; si ebbe sensibilmente la percezione che la guerra – che dram-
maticamente aveva aveva causato innumerevoli vittime e incalcolabili
danni all’economia della nazione – fosse ormai avviata verso un’in-
combente ed inarrestabile sconfitta dell’Austria-Ungheria.
Il volo ebbe risonanza mondiale, sia per l’audacia con cui era stato
progettato e condotto, che per la totale assenza di violenza vendicativa.
Infatti si contrappose, con lo spirito di pace che recava, al brutale bom-
bardamento aereo subito il 14 novembre 1915 dalla città di Verona,
quale feroce ritorsione per l’entrata in guerra dell’Italia alcuni mesi
prima, allorché decise di restare neutrale.
____________________________________________________________________________________________________________________________La Vos dal Fogolâr____________________________________




