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rante di contenuto calorico nello “zuf “ o “mesta“ (polentina/farinata qua-

si liquida, di solito come colazione) - fondamentale, con altri amici del-

l’orto, nel minestrone (mi raccomando, con ditalini rigati!) - alleato pre-

zioso all’occorrenza della “lujanie“ (salsiccia) - un solo cuore con la pa-

tata nell’originale purea - valida spalla del “muset“ (cotechino), ecc. ecc.

Fagioli in baccello e fagioli pronti per l’assaggio.

Poteva infine il fagiolo - dopo aver assicurata l’armonia del corpo - non

raggiungere anche il cuore? Certamente no. E infatti eccolo coinvolto

almeno in due belle villotte che ci aiutano a chiudere in allegria questa

personale panoramica sul fagiolo.

Nella prima, le ansie giovanili di una ragazza desiderosa di aprirsi ai

primi ardori della vita; nella seconda un addio scherzoso.

“Quant che il sorc al và in penacul - e i fasui fasin la flôr - no ese ore

done mari - ch’i scomenci a fâ l’amôr “,

che tradotto recita: “Quando lo

stelo del granturco fa il pennacchio, ed i fagioli vanno in fiore - non vi

pare sia giunta l’ora signora mamma - ch’io cominci ad amoreggiare?”.

“Mariute saludilu, saludilu ch’al va ( 2 v.) - e se lui al va, no’l torne plui -

mai plui ches bussadis, tal cjamp dai fasui“

; cioè: “Marietta salutalo, sa-

lutalo che se ne va e se lui se ne va, non torna più; mai più di quei baci

nel campo dei fagioli! R.Como

Il così detto “Fagiolo all’occhio” o “Dolico”, era originario delle regioni

tropicali dell’Asia e dell’Africa, diffondendosi già nell’antico Egitto, dove

costituiva sia l’alimento base dei sacerdoti durante i riti, sia come offerta

votiva alle divinità. Greci e Romani consumavano abitualmente il fagio-

lo, anche se non lo ritenevano un alimento prelibato. Virgilio lo chiama-

va “

vilem phaseulum

”.

Nel Medioevo, quando in Francia si chiamava “mongette” e in Italia “fas-

selo o fasolo”, la facilità della sua coltivazione e le notevoli proprietà

nutritive ne fecero un alimento del Popolo e dei conventi: ingrediente di

zuppe o contorno di carni.

In seguito alla scoperta dell’America, arrivarono da quel continente an-

che i “

phaseulus vulgaris

” avendo subito una diffusione relativamente

rapida, grazie al fatto che la gente era già abituata alle fave, ai lupini e

appunto al “fagiolo dorico”. Dopo che Colombo scoprì i fagioli a Cuba in

occasione del suo secondo viaggio, li troviamo nel Veneto, in Francia e

in Germania sud occidentale già nel ‘500.

All’inizio, i “

Fagioli di Lima

” o “

Cannellini

” o “

Fagioli di Spagna

”, furono

considerati una merce preziosa da scambiarsi come dono fra i potenti. A

testimonianza di quanto furono preziosi e ricercati i fagioli, ricordiamo la

loro presenza in molti ricettari, fra cui quello di un banchetto papale te-

nuto nel 1570.

Come tutti i legumi, anche i fagioli sono l’alimento più adatto a farci rag-

giungere gli obiettivi di maggio: contrastare le allergie e la pigrizia inte-

stinale, tonificare l’apparato circolatorio, prevenire intolleranze alimentari

e abbassare i livelli dei grassi: cioè la riduzione del

Girovita

.

Da sempre sono stati un elemento base delle genti friulane, assieme

alle patate, alla polenta ed alla buona grappa. Vive i fasui! R.R.

Il “malloppo” visibile poco più sotto è giunto d’improvviso via Internet

inviato da Claudio Tubini che, in vista della sospensione estiva nel-

l’addestramento canoro del Coro del Fogolâr, ha pensato bene di dare

una mano alla redazione. Bravo, grazie.

Chi ha mandato il tutto? E chi lo sa, l’estensore non si è firmato, tuttavia

potremmo dire che dietro queste righe sintetiche si nasconde sicura-

mente il fantasma di Mons. Della Casa!

Il buon (si fa per dire) Claudio Tubini, chiede: “

Sei d’accordo anche Tu

con quanto scritto? Io sì!

”.

Come non essere d’accordo! Altrimenti potremmo finire anche noi, come

il poveretto rappresentato nella vignetta qui sopra, preda dei “forzati”

del telefonino ad oltranza, privi d’ogni sentimento umano! Ro. Ro.

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La Vos dal Fogolâr____________________________________

La Sopravvivenza!