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Si è chiusa a Tolmezzo, il 27 aprile scorso, nei locali di Palazzo Frisac-
co, l’interessante mostra “
Jacopo Linussio & Jeans
-
Il fascino accessi-
bile
” dedicata alla figura ed all’opera di un genio carnico dell’economia
del Settecento, capace di creare in pochi anni un’industria tessile dive-
nuta ben presto famosa e d’assoluta importanza in ambito europeo.
Quest’ultimo avvenimento culturale, sommato alle annuali mostre tema-
tiche di Illegio, conferiscono alla capitale della Carnia un distintivo di
merito per saper riaprire pagine interessanti della storia locale, soprat-
tutto ai giorni nostri dove superficialità ed approssimazione sembrano
avere la meglio.
Il particolare più interessante della mostra – almeno per chi come me lo
ignorava – è che le
Telerie Linussio
iniziarono a produrre già nel 1700,
come attesta un campionario della ditta datato 1764 ed esposto fra il
materiale della mostra, anche un tipo di tela tutt’oggi alla moda: la tela
jeans. Un tessuto robusto, nato senza pretese d’eleganza per abiti di
lavoro, più che mai usato negli ultimi decenni per le loro collezioni, an-
che da firme prestigiose della moda.
La figura di Jacopo Linussio, che risalta per capacità ed intraprendenza,
s’era conquistata al suo tempo una considerazione di livello primario in
ambito europeo (per quei tempi possiamo tranquillamente dire mondia-
le) sino ad ottenere che una sua moneta fosse spendibile nelle botteghe
della sua azienda, diffuse nel territorio della Repubblica di Venezia.
Nato nel 1691 a Villa di Mezzo (Paularo), il Linussio s’era applicato fin
da ragazzo all’arte della tessitura, che era diffusa già dal ‘500, in Carnia.
Dopo essersi perfezionato nel lavoro a Villaco ed avere appreso la lin-
gua tedesca fece ritorno a Tolmezzo, lavorando per un breve periodo
come garzone.
Nel 1717 decise di intraprendere in proprio l’attività di tessitore, inizian-
do da un primo fabbricato sito in Moggio, cui seguirono la sede di Tol-
mezzo (modificando la casa paterna: “La fabrica” (poi divenuta la ca-
serma “Cantore”, sede dell’8° Reggimento Alpini) ed un altro opificio a
San Vito al Tagliamento.
Jacopo Linussio fu il primo imprenditore in Europa ad assegnare il lavo-
ro a domicilio, giungendo ad impegnare con 1.200 telai (alcuni parzial-
mente meccanici) - sparsi in tutta la Regione - sino a 3.000 persone.
Una realtà enorme per quei tempi lontani!
Un interessante articolo di Gilberto Ganzer (tra i curatori della mostra)
apparso sulle pagine del “Messaggero Veneto” del 23 marzo scorso
annotava che “
L’apparato produttivo controllato dalla casa madre di
Tolmezzo s’avvaleva di ben 50 centri di smistamento per la filatura a
domicilio, da dove il filato passava a Moggio, dove s’attuavano le opera-
zioni di purgatura, biancheggiatura, tintura, oltre alle prime lavorazioni
del filato. Alla carenza di lino provvedeva il complesso della Ca’ Bianca
di S. Vito al Tagliamento, dov’erano coltivati 600 campi
”.
Un illustre contemporaneo del Linussio, l’economista friulano Antonio
Zanon, scriveva in proposito che: “…
uscivano
(dalle fabbriche del Li-
nussio)
ciascun anno circa 40.000 pezze di tele di vari e vaghi colori,
ricercate da tutta Italia e dalla Spagna
”
La mostra ha posto in risalto la genialità produttiva ed industriale del
famoso carnico, passando in rassegna l’evoluzione nel tempo del tessu-
to jeans sino ai nostri giorni, evidenziandone il concetto di praticità, pre-
so a modello dalla pubblicità e dal design.
Linussio non ebbe vita lunga; morì nel 1747 e l’attività delle sue fabbri-
che si estinse nel 1815, causa il fallimento.
Un proverbio famoso recita: “
Impara l’arte e mettila da parte
”. Voglio
concludere queste poche note con una curiosità appresa solo pochi an-
ni orsono.
E’ stato riscontrato che il co-
gnome “Furlan”, diffuso in va-
rie zone d’Italia, è il consoli-
damento del soprannome at-
tribuito, nel passato, ad arti-
giani provenienti dal Friuli, e-
sperti nell’arte della tessitura.
Si può quindi ipotizzare, con
buone probabilità di far cen-
tro, che la professionalità ac-
quisita da tanti lavoratori
messi in crisi dal declino delle
fabbriche Linussio, abbia favorito questa specifica migrazione.
Nel nostro caso, quindi, il proverbio va così modificato: “
Impara l’arte, e
poi va da un’altra parte
”!
___________________________La V
ô
s dal Fogolâr____________________________________________________________________________________________________________________________________
Jacopo Linussio e l’attualità della sua tela
, di R. Como




