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“
Potrei parlare con il Signor Como
?”
Alzai gli occhi dal lavoro dʼufficio a cui ero intento (lavoravo in banca), e
mi trovai dinnanzi la giovane ed aitante signora che aveva appena for-
mulato la domanda.
“
Sono io, mi dica
”, replicai subito mentre le andavo incontro, più che
mai incuriosito di sapere chi fosse quella sconosciuta che peraltro ave-
va già tradito chiaramente, dalla pronuncia, la sua inconfondibile origi-
ne friulana. Conobbi così la signora Caltran, alias Marisa Macorigh, uno
dei motori dʼavviamento del Fogolâr Furlan di Verona, fondatrice.
A sinistra il “Motore dʼavviamento del Fogolâr”, Signora Marisa Maco-
righ tra i Signori Chivilò e, in primo piano, Pré Pieri Candusso, nel corso
di un evento conviviale, lieta malgrado il sorriso frenato.
Dopo essersi accertata delle mie origini friulane, venne subito al dunque
informandomi che si stava costituendo anche a Verona un Fogolâr lo-
cale e che lʼincontro preparatorio, una specie di assemblea costituente,
si sarebbe tenuto a giorni, presso lʼIstituto Don Bosco di via Provolo.
La proposta di Marisa andò immediatamente a collegarsi con una lacu-
na interiore avvertita negli ultimi mesi, una insoddisfazione personale
difficile da attribuire a qualcosa di preciso.
Erano i primi mesi del 1977 ed il Friuli stava iniziando a fatica a ripren-
dersi dal pesante KO subito col terremoto di pochi mesi prima.
I danni e i problemi conseguenti parevano, a detta di tanti, insormonta-
bili, considerate le modeste realtà economiche del territorio e la tanta
emorragia di risorse umane derivante dallʼemigrazione, che si era pro-
tratta dallʼimmediato dopoguerra sino a pochi anni prima.
Anchʼio avevo lasciato il mio paese (pure questo totalmente distrutto dal
sisma) da 23 anni, abbandonando un Friuli aspro ed arido, che mi ave-
va negato lʼopportunità di inserirmi in loco nel mondo del lavoro e cre-
scere accanto alla famiglia ed agli amici.
Poi il tempo aveva, pian piano, levigato i graffi che mi portavo dentro.
Lentamente mi stavo rendendo consapevole che il duro tirocinio del-
lʼadolescenza friulana era stato provvidenziale per affrontare gli scogli
della vita e meritare le prime affermazioni professionali.
Il terremoto aveva commosso lʼItalia: questa piccola regione conosciuta
quasi solo per le tante caserme che ospitava, lʼemigrazione, le rovine di
due guerre mondiali, le belle ragazze, una lingua dolcissima, un Popolo
capace di dire, senza superbia e da subito,: “
O vin fa di besoi
!”, aveva
suscitato la generosità dellʼintera Nazione. E non solo della nostra.
Verona si era schierata subito in prima linea, nelle più diverse forme di
solidarietà.
Nel piccolo della mia Parrocchia di San Pietro Apostolo, con una sola
giornata di offerte erano state raccolte 11,250,000 lire, dopo che lʼintero
equipaggiamento, tende e materassi del Campo Estivo Giovani era sta-
to donato alla Comunità di Montenars nei primi giorni del sisma.
A sua volta, la risposta che seppe dare, da subito, il Friuli divenne ben
presto un esempio di laboriosità, di onestà ed efficienza ed anche chi
non viveva nella “Piccola Patria” era accomunato, di riflesso, allʼelogio,
per lʼopera dei suoi corregionali.
La proposta di Marisa giunse al momento opportuno: se tanti avevano
voluto bene al Friuli anche noi friulani dovevamo fare altrettanto; dove-
vamo farci conoscere dove vivevamo, dimostrare che dalla cultura delle
nostre tradizioni derivano valori e caratteri emersi in Friuli, aprirci istitu-
zionalmente allʼambiente locale ricambiando, per quanto possibile, la
generosità.
Lʼesempio dei Fogolârs sparsi nel mondo, piccoli ambasciatori della
nostra terra, era la proposta associativa per chi avrebbe condiviso que-
sta esigenza.
Lʼincontro di preparazione ebbe un buon successo: i partecipanti furono
dʼaccordo su tutti i punti che i promotori avevano esposto ed al termine
- nel silenzio profondo della sala - vennero raccolte le adesioni ed eletti i
primi rappresentanti.
Gli unici presenti che avevo conosciuto in precedenza erano Valerio Bo-
ria e Pré Piero Candusso perciò, dopo aver declinato le mie generalità
rimasi in attesa di conoscere anchʼio quelle degli altri convenuti. Al sen-
tire una voce che si qualificava: Paolino Muner la memoria mi riportò
subito a Udine, da via Crispi a piazza Garibaldi. Qui, prima alle scuole
medie “
Alessandro Manzoni
” e poi allʼIstituto Tecnico per Ragionieri e
Geometrì “
Antonio Zanon
” avevo avuto come compagno di scuola dal
1948 al 1954 un omonimo o forse lo stesso soggetto presente in sala.
Gli andai incontro e, pur riconoscendolo immediatamente, gli feci pre-
sente che tanti anni prima avevo conosciuto a Udine un certo Muner
Paolino, però senza baffi.
Ne ricavai la risposta asciutta (e carnica)”
Ancje jo o conosevi un Como
Romeo che però nol veve la panze che tu âs!
”.
Ci abbracciammo e riprese così la nostra amicizia come se il tempo
non fosse mai passato.
Lʼincontro di quel giorno diede lʼavvio organico alla fondazione del Fo-
golâr Furlan di Verona. Seguirono riunioni preparatorie del primo Consi-
glio Direttivo, ospitate di volta in volta nei luoghi più diversi: in casa di
Ronzon, di Rosa Fauzza, nel Club Alpino dei Filippini, ecc. e nel frat-
tempo si andava cercando un locale dove stabilire la sede sociale.
Tralascio di elencare questi aspetti “storici” che, pur se importanti, sono
prevalentemente burocratici: il primo bersaglio da centrare era quello di
approdare ad una sede tutta nostra, dove ritrovarci quando e come vo-
levamo per impostare le attività che sottendevano al nostro Statuto.
Verso la metà del 1979, la ricerca di un ambiente adeguato dette final-
mente i suoi risultati.
A sinistra, il signor Romeo Como che, dismessa la veste di “Murador”
e ancor di più quella di “Tinteggiatore”, assume con competenza
lʼincarico di Addetto agli aspetti culturali del Fogolâr.
In tale occasione consegna un piatto ricordo ad un conferenziere.
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La Vos dal Fogolâr______________________________
, di Romeo Como




