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Il termine “Fogolâr” – tradotto in lingua italiana – significa: FOCOLARE.

Discende, quindi, lontanamente dal fuoco. La leggenda recita che il fuo-

co ebbe origine da Promèteo, il personaggio dellʼantica mitologia greca,

al cui operato si fanno risalire le origini degli esseri umani.

Si narra che Prometèo, impietosito per le difficili condizioni di vita degli

stessi, li compensasse facendo loro dono del fuoco, per migliorarne le

condizioni di vita.

Lasciamo da parte le leggende e pensiamo alla vera origine del fuoco

(un incendio causa raggi solari, qualche fulmine, una scintilla vagante,

ecc.); allorché lʼuomo ne venne in possesso, ne comprese subito la

potenzialità e consideratolo un bene preziosissimo si prodigò in ogni

modo per conservarlo.

Bisognava che la fiamma non si spegnesse mai e quindi nelle tribù o

nelle società venivano nominati i curatori del fuoco, che garantivano con

la loro vita il mantenimento dello stesso. Al riparo dalla pioggia e dal

vento, nascoste perché nessuno se ne potesse appropriare, le braci ve-

nivano alimentate e spesso il fuoco veniva raddoppiato o triplicato per

assicurarsi della sua disponibilità

Fu molto intuitivo comprendere le proprietà del nuovo elemento: ci si

poteva riscaldare, si potevano lavorare oggetti di legno e poi di metallo

ricavandone armi, frecce o monili, si cominciò a cuocere il cibo, soprat-

tutto la carne ed il pesce. Ci si poteva anche difendere con barriere di

fuoco dalle offese dei nemici.

La simpatica vignetta proposta qui sopra rende bene lʼidea della nuova

condizione alimentare dei primitivi, grazie allʼacquisizione del fuoco.

Ma, oltre alla capacità di cuocere cibi e di forgiare oggetti, fu il calore

che le fiamme del fuoco emanavano tuttʼintorno a favorire lʼassociarsi

fra gli uomini.

Il fascino, il mistero che un bel fuoco scoppiettante emanava sedussero

subito gli uomini, facendo si che essi si accostassero allo stesso per

trarne calore, forza e sicurezza. Fu così che gli uomini presero lʼabi-

tudine di sedersi davanti al fuoco, a debita distanza, uno a fianco allʼal-

tro per poter usufruire tutti allo stesso modo dei benefici da esso ema-

nati e diffusi.

Nasceva così il “Circolo”, dove tutti presenti avevano lʼoccasione di con-

frontarsi, di affrontare e risolvere problemi esistenziali, per prendere de-

cisioni comuni importanti. Quel circolo risultava essere un luogo di ag-

gregazione, di incontro, di rifugio, dove si trasmetteva il linguaggio e si

tramandavano le tradizioni di un certo popolo.

Questa tradizione è giunta sino ai nostri tempi, pur attenuata e modifi-

cata negli atteggiamenti. Ecco quindi che il senso di quel cerchio che

univa e parificava gli uomini si mantiene in molti “Circoli” moderni,

luoghi di incontro e confronto di uomini che manifestano le medesime

attenzioni per qualcosa (culturali, letterarie, collezionistiche, di passa-

tempo, ecc.), scambiandosi notizie, oggetti, idee, progetti.

Francobollo delle Poste di Cuba del 1957, che mostra gli Scouts assisi

attorno al fuoco.

Nelle unità militari è sempre esistito un “Circolo”, luogo di incontro e fre-

quentazione di Ufficiali e Sottufficiali. Così anche per il personale di

Truppa che aveva il suo “Spaccio”.

Caso interessante è quello costituito dalla Marina Militare, dove il “Cir-

colo” viene chiamato…: “Quadrato”! Caso curioso; forse un atteggia-

mento di sfida dei marinai che intendono vantarsi rispetto agli altri

militari di aver effettuato la… “Quadratura” del cerchio. Chi sa mai!

Ma al di là del concetto di fuoco come emanazione di calore corporeo e

del fascino che un bel fuoco emana, e della serenità che derivava dal

sedersi attorno ad esso, il fuoco crea anche altre sensazioni.

Il culto del fuoco, infatti, era collegato al concetto di “Focolare domesti-

co”; ad un luogo dʼincontro e di rifugio, dove i vari componenti della fa-

miglia sʼincontrano per confidarsi, per esternare i propri problemi e le

proprie paure. Si parlava di tradizioni, di affetti, di desideri, di pene che

affliggevano. Si facevano progetti per il futuro e di come affrontarli in

sintonia tra di loro.

Da questo concetto ha preso corpo il termine “Fogolâr, che non manca-

va mai nelle abitazioni delle case del ceto medio e basso, in Friuli come

in molte altre regioni. Ma non mancava neppure nelle case dei più ab-

bienti, nei locali dove viveva e operava la servitù.

Il fogolâr si trovava nella cucina, rappresentando il cuore, il punto dʼin-

contro dei vari componenti la famiglia.

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La Vos dal Fogolâr________________________________________________________________________________________________________________________________

Il Fogolâr: origini, significato, essenza!

,

di R. Rossini