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Ecco che allora mi son rivolto alla fonte: il Fogolâr, che poi sarebbe il

focolare, quel bel fuoco, di solito un poʼ rialzato da terra che portava

allegria a tutti quanti seduti intorno: nei lunghi inverni il padre con tutta

la famiglia, in quei tempi sempre numerosa, guardava la fiamma pen-

sando che a primavera, come ogni anno, sarebbe dovuto partire la-

sciando tutti gli affetti.

Ed ancora nei lunghi filò, con parenti e vicini di casa attorno a quella

fiamma. Ed anche nei bar, nelle osterie, negli alberghi sempre scaldati

da quella fiamma. Quellʼardente focolare, come un crogiuolo di valori:

sentimenti, virtù, principi, sensibilità, palpiti, speranze, riusciva a radica-

re e cementare quelle affinità che non ti avrebbero più lasciato, seppur

sperduto in ogni angolo del mondo.

Tokyo: foto di gruppo: due friulani, tre giapponesi e il simbolo del Friuli

Per chiudere poi, volevo ricordare il pensiero di tante persone non

friulane, ma di tante regioni dʼItalia: il Fogolâr Furlan? Per fortuna che

cʼera noi andavamo sempre, eravamo sicuri che si poteva parlare italia-

no, se sapeste comʼè bello parlare italiano quando si è lontani dallʼItalia.

Gianni Del Fabbro

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Cʼera una volta….

Così iniziavano tutte le belle favole di una volta. Che bei tempi!

Cʼè stata una volta… Così, invece, inizia la mia bella storia con il Coro

del Fogolâr Furlan di Verona.

Cʼè stata una volta, infatti, una sera dellʼestate del 1996, in cui ricevo

una telefonata dal Presidente dellʼAssociazione Gruppi Corali di Verona

(A.G.C.), il quale - senza tanti preamboli - mi dice: “

Cʼè il Fogolâr Furlan

di Verona che vuole mettere in piedi un coro e mi chiede la disponibilità

dʼun maestro. Ho già avuto qualche contatto con loro ed ho avuto una

buona impressione.

Cʼè tanta volontà di fare. Mettiti in contatto con loro e vai

”.

Tento di obiettare qualcosa: “

Ma cosʼè il Fogolâr Furlan?...Si, conosco

alcuni canti friulani, qualche villotta, ma…

Caro Claudio: “Non cʼè ma che tenga. Vai tranquillo. Hai anche una

testa che assomiglia alla… loro. Vai!

Fine della telefonata e inizio dellʼavventura.

Al primo incontro mi presento. Chiedo, subito dopo, che cosa avrebbero

intenzione di fare. Propongo qualche idea da perfezionare. Ci si accor-

da (ancora a parole, non certo a “voci”. Quelle, speriamo, verranno do-

po…).

Si decide, Si parte. Lʼavventura ha inizio.

Persone tante. Uomini e donne disponibili. Musica ZERO!

I più preparati, in verità, sanno suonare il… campanello della porta,

qualcuno più evoluto arriva fino al clacson dellʼautomobile.

Per il resto… che Dio ci aiuti!

In riferimento al pentagramma, qualcuno chiede: “

Maestro, perché al-

cune “palline” sono nere, piene; mentre altre, invece, sono bianche e

vuote?”. “Perché alcune note hanno le “bandierine” e altre no

”. “

Perché

così e perché colà…

???

Sono deciso a vincere la mia battaglia tra “bandierine” e “palline” e così

penso di iniziare con qualcosa di molto semplice, di orecchiabile, anche

per far capire loro cosa sia un coro e farli entrare mentalmente nel…

coro stesso.

Subito, però, una delle loro richieste è questa: “

dai,

i

mpariamo Stelutis

Alpinis, che è il nostro canto più bello e significativo

”!

Ah, dico: andiamo bene!

No, facciamo prima qualche scala, qualche gorgheggio, qualche armo-

nia… per cominciare. Sarebbe meglio.

No, no, vogliamo Stelutis alpinis. E a quattro voci anche, pure, non so-

lamente la melodia! E sia: voce di Popolo, voce di Dio.

Prime battute con i soprani. Avete imparato? Bene.

Si passa ai contralti: “

Ah, ma la parte dei contrali non è uguale alla lo-

ro

”, replica qualcuno.

No, cari Signore e Signori (signorine non ce nʼé…) ogni sezione: so-

prani, contralti, tenori, bassi ha una propria liena melodica, che poi

messe assieme formano lʼarmonia del canto corale

”. Stupore generale!

Comunque, pian piano, si va avanti.

I contralti imparano. Allora provi a mettere assieme a loro i soprani, ma

questi cantano subito da contralti.

No, non così. Ognuna delle due sezioni deve cantare col proprio tono.

Riprovi con i soprani. Li metti insieme e i contralti cantano come i so-

prani….

No! Ogni sezione

deve cantare la

propria parte! E la

lotta continua.

Calma, non pen-

sare male delle

Signore coriste;

analogamente (e

con gli interes-

si...) succede per

le sezioni ma-

schili; mica questi

sono diversi!

Pazienza! Tanta

pazienza! da par-

te di tutti.

E calma!

E tempo!

Piano, piano, si

riesce ad ottenere

qualche risultato.

Prima un poʼ in-

certo (molto...),

poi un po' meglio. Poi “più meglio (pardon!)”; poi abbastanza bene.

I coristi già cominciano a parlare di “battute”, “pause, “due quarti”, “quat-

tro quarti”. Cʼè anche, ahimé, chi dice che si potrebbe inserire anche un

… “quartino”: no, perché diverrebbe un coro da ubriaconi! I nuovi canti

si susseguono, a due voci, a tre voci, a quattro voci. Canti popolari,

villotte, canti sacri: in friulano, in italiano, in latino. I compositori Zardini,

Garzoni, Verdi, Mozart, Brams, Mendelsshon diventano noti.

Attenzione: non chiedete mai al Maestro, però, come va: per lui non va

mai bene!

Tanta pazienza, buona volontà, costanza.

Un canto popolare (che sembra più facile e semplice); un brano clas-

sico, uno in friulano (Beh ! Non stiamo parlando del Coro del Fogolâr

Furlan ?), uno in latino, uno in italiano; autori classici (sempre con mag-

giore difficoltà...), qualche “mostro sacro” (Mozart, Bach, Frank, Ver-

di...).

Si può iniziare a definirlo “coro” ?

Si, piano piano, con pazienza, costanza, studio, applicazione, buona

volontà... Si, adesso si può iniziare a chiamarlo “coro”.

Poi esecuzioni nella sede del Fogolâr, in saloni, in teatri, in altri luoghi;

in provincia, fuori provincia; da soli o con altri cori.

Il resto è cosa di oggi, che tutti i Soci del Fogolâr conoscono, ma che

anche tanti altri conoscono

Ecco in estrema sintesi cos'è un

coro.

Semplice, visto e ascoltato dal di

fuori; un po' meno (molto meno...)

visto e sentito dal di dentro, cioè

dall'interno del coro.

Comunque, bando al “terrorismo”:

è anche un bel divertimento!

E' anche motivo per creare amici-

zie belle, solari, allegre... (chi can-

ta non è mai cattivo), per scam-

biare battute in particolare tra le

diverse sezioni... Se avete dei

dubbi, provare per credere e chie-

dete ai coristi stessi.

Chi vuole unirsi al coro e provare

? Fatevi avanti, senza paura.

Siete tutti bene accetti, parola di

Maestro. Claudio Tubini

Complimenti e tanti auguri al Maestro… San Claudio Tubini! Ro. Ro.