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Quando nel 1970 giunsi a Verona per la prima volta, per insegnare, per-

cepii immediatamente un ambiente artistico e culturale particolarmente

vivo e stimolante.

Non mi bastava la cattedra di disegno e storia dellʼarte, dopo che avevo

rinunciato alla sede della mia città di nascita - Palmanova - anche se

presso il Centro Arti Plastiche di Udine e al Centro Culturale di Gorizia,

dove mi ero formato, avevo avuto lʼoccasione di iniziare ad affermarmi

come giovane artista promettente.

Dopo le esperienze di studio e di restauro a Venezia, ero alla ricerca di

unʼambiente che mi facesse crescere nellʼesperienza della cultura, della

storia e dellʼarte.

Tra le prime persone che ho incontrato e che mi hanno accolto al-lʼIsti-

tuto Don Bosco, devo ricordare con riconoscenza e affetto don Piero

Candusso, insegnante e collega

Proprio Lui mi ha introdotto nella realtà del Fogolâr Furlan, con serate,

conferenze, cene conviviali, gemellaggi e visite artistiche.

Come docente dʼarte e animatore, ho spesso accompagnato gruppi e

associazioni, convinto che la cultura dellʼambiente si possa sperimenta-

re e godere solo trovandosi sul posto, nellʼesperienza del contatto con

lʼopera dʼarte.

Al Fogolâr, specialmente con lʼultimo direttivo, le visite dʼarte sono di-

ventate momento di vera aggregazione sociale e culturale, con una par-

tecipazione sempre maggiore.

Guidare un gruppo alla lettura dellʼopera architettonica, scultorea o pit-

torica, non è sempre facile: è indispensabile usare un linguaggio sem-

plice e comprensibile, nella convinzione che ognuno possa essere in

grado di recepire il “bello” in base alla propria sensibilità e al proprio vis-

suto.

Si tratta così di una vera e propria “contaminazione estetica” che può

portare il visitatore a sviluppare un senso estetico proprio e a godere di

altre esperienze artistiche in futuro.

Il piacere del “bello” e dellʼarte non si insegna: si trasmette, con la pre-

parazione ed il cuore!

Lunga vita al Fogolâr Furlan, nella solidarietà che deriva dalle nostre ra-

dici e dal bene che ognuno di noi può portare nel proprio ambiente.

Gianni Lollis

Gianni Lollis, nostro apprezzatisssimo Socio, è, come da lui specificato,

nato in quel di Palmanova. Svolse il suo Servizio Militare quale Artiglie-

ra da Montagna, inquadrato, a Gemona, nellʼambito del 3°Rgt. “Julia”.

Correva lʼanno del Signore 1968. Due anni dopo era a Verona.

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, di Gianni Lollis

________________________________La vos dal Fogolâr_______________________________________________________________________________________________________________________________

“Cristo morente sul Golgota

Gesù Cristo muore, carnalmente, ma muore per dare la vita agli

uomini. Sopra la figura che soffre, si notano una serie di cerchi di

luce e una sorta di uovo. Lʼuovo è simbolo di vita che nasce.

Ai piedi si nota un teschio, cherappresenta il Golgota. Secondo an-

tiche credenze su quel colle sarebbe morto Adamo. Simbolicamente

Gesù è un nuovo Adamo, fondatore di una nuova umanità redenta.

Il grano è, araldicamente, simbolo dellʼabbondanza e i melograni,

con i loro semi color sangue, rappresentano la vita.