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Poi, spontaneamente, si rilassavano e cominciarono a dormire di più la

mattina, rimanendo in cucina con noi e, poco a poco, venivano fuori le

loro storie e i loro ricordi, sempre tristi.

Come si dialogava? Non fu mai un problema, poiché, grazie anche ad

un piccolo dizionario pratico, se volevano parlare con noi, trovavano il

modo e noi rispondevamo in italiano, accompagnato dal linguaggio dei

gesti; poi, rapidamente, loro impararono ad esprimenrsi in italiano.

Si distinguevano subito quelli dell'orfanotrofio, che arrivavano con nul-

l'altro che l'abito che indossavano, plurirammendato e reduce da chissà

quali peripezie, ben inquadrati e indottrinati sul comportamento da te-

nere nella loro nuova esperienza.

Aliosha

e

Sasha

(diminutivi di Alessio e Alessandro), che ospitammo in

seguito, erano tra quelli. Fratelli, orfani totali, rispettivamente di 7 e 9

anni, due scriccioli che arrivavano, forse, complessivamente, a 20 chili,

per cui li portammo subito dal nostro medico di base, il quale ci suggerì

questa cura:"Dategli da mangiare"!

Le prime mattine si svegliavano presto e rifacevano il letto, poi, nel cor-

so della giornata, si offrivano di lavare i piatti, portare la borsa della

spesa, preparare la tavola e fare servizi di questo genere: in particolare,

le prime sere, concettualmente e praticamente abituati ad averne un

solo paio, lavavano i loro slip, usando il sapone profumato che trovava-

no sul lavandino del bagno.

All'inizio, tuttavia, dimostrarono uno scarso appetito, e lo attribuimmo al-

l'impatto con un nuovo ambiente e con cibi per loro sconosciuti, però

non si tiravano indietro davanti alla frutta, soprattutto le banane.

Per trovare una soluzione, li portammo al supermercato, ma non fu fa-

cile spiegargli cosa fossero tutti quegli "oggetti" in vista sugli scaffali e

capire che cosa gli piacesse; per esempio, non avevano mai visto il pe-

sce (se non le sardine in scatola e le aringhe affumicate, che non pia-

cevano loro), avevano ribrezzo per la carne rossa, ma indicarono su-

bito le patatine fritte, il latte e i formaggi. Impararono presto anche che

alcune cose costavano più di altre e, allora, indicavano ciò che vole-

vano, chiedevano:"Costa troppo? Si può?".

Fin dall'inizio, il Fogolâr e i suoi soci collaborarono per raccogliere fondi

per consentire di offrire il viaggio ad un maggior numero di bambini pos-

sibile, per cui mise a disposizione le strutture della sede, dove Maria-

rosa e alcune altre socie, organizzarono una cena apposita (vino offerto

dal Fogolâr), che, già in quel primo anno, permise di raccogliere il dena-

ro sufficiente per pagare il viaggio ad un paio di altri bambini.

Eʼ giusto ricordare la speciale partecipazione dell'Ing. Chivilò, che rad-

doppiò la cifra raccolta e furono quattro i bambini che - oltre a quello

"adottato" da noi - poterono arrivare ed essere ospitati a Verona.

Ma un'altra importante iniziativa fu portata a compimento grazie al Fo-

golâr, che permise di risolvere un problema dell'orfanotrofio, nel quale il

bucato per 160 bambini vedeva impegnate, ogni giorno, in qualsiasi

stagione e con qualsiasi tempo e temperatura, turni di sei donne. Sa-

rebbe stata molto utile una lavatrice di tipo industriale, ma in zona

sarebbe costava sui 2.500 dollari (circa 5 milioni), cifra assolutamente

fuori della portata dell'amministrazione.

Conosciuto il problema, al Fogolâr fu risolto in modo ... "fantasioso", in-

dovinate un po': si organizzò una cena extra e, grazie alla consueta e

generosa partecipazione di soci e sponsor, si poté raccogliere la som-

ma necessaria, che fu consegnata alle accompagnatrici, consentendo

l'acquisto della lavatrice, che entrò presto in funzione, anche se all'orfa-

notrofio dovettero allargare una porta per farla entrare nella lavanderia.

In totale, per la dozzina d'anni che durò l'iniziativa, nella nostra famiglia,

oltre ai tre menzionati, ricevemmo altri 2

Sasha

,

Elena

(che voleva es-

sere chiamata Lina),

Vera

,

Marina

,

Natasha

,

Svetlana

(dolcissima bion-

dina, che chiamavamo col diminutivo Svieta),

Lidia

, e altri di cui non ri-

cordo più il nome.

In totale ospitammo 17 tra ragazzi e ragazze, che vennero in visita al

Fogolâr, partecipando alle cene e, un paio di ragazze, che conoscevano

la musica, anche alle prove del coro.

Grazie al contributo economico proveniente dalle cene, organizzate con

la costante collaborazione del Fogolâr, furono tra 70 e 80 i bambini e le

bambine, i ragazzi e le ragazze, che, compresi i nostri "figliocci", in virtù

del soggiorno a Verona, poterono ottenere una migliore probabilità di

vita.

Maria Rosa e Giorgio

Sicuramente unʼiniziativa di alto spessore morale e umano da parte di

Mariarosa e Giorgio Della Puppa, quanto descritto. E molto apprezzabi-

le il sostegno del Fogolâr. A tutti loro i più vivi complimenti.

Ne conobbi diversi anchʼio di quei ragazzini, colpiti dalla sfortuna. Dei

loro casi tre aspetti mi colpirono in modo particolare.

Mariarosa precisò, alla domanda: “come si comportavano al loro arrivo

in famiglia, che atteggiamenti mostravano?”

La prima settimana: tendevano a “rubacchiare” il cibo, nascondendolo,

come fanno i cani; la seconda: quando Giorgio e Mariarosa andavano al

market, riempirvano il carrello di ogni cosa; la terza era la settimana del

rientro: piangevano perchè non avrebbero voluto andare via.

Unʼaltra curiosità era che, allorché alcuni di essi andarono al mare a

Lignano con i loro benefattori, un paio di loro scoprì che lʼacqua del ma-

re era… salata, non avendolo mai saputo! Quando arrivavano erano

vestiti in condizioni miserevoli, i pantaloni senza cintura, ma tenuti su da

un cordone di spago e pantaloni formati da pezzi di altri pantaloni cuciti

tra loro. A guardarli si aveva un senso di pietà e dispiacere.

Quando ripartivano erano vestiti come si doveva, e questo provvedendo

sempre di tasca propria. Chissà che fine avranno fatto quei bambini e

cosa penseranno dellʼItalia, oggi. In ogni caso bravi Mariarosa e Gior-

gio: a Voi il piccolo “oscar della misericordia” del Fogolâr.

Se sapesse il fatto, Papa Francesco sorriderebbe compiaciuto. E ben a

ragione. Ro. Ro.

Daria e Anastasia a Venezia. Che strane barche le gondo-

le: noi in Russia abbiamo le… bombole, ma del gas..

Ma allora non è vero che il mare è… Nero, come dicono in Russia: è

azzurro. Che bello poter giocare nella sabbia!

Buoni questi spaghetti. Povera Sveta: che lotta mangiarli, però…!