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Ecco , siamo arrivati al quarantesimo anno dalla fondazione del Fogolâr
Furlan, qui a Verona.
Ricordo ogni particolare dei discorsi fatti in casa mia con la signora
Melotti, prima che facesse un annuncio sul giornale “LʼArena” cercando
friulani resident in provincia di Verona e dando vita a quello che poi
divenne il nostro Fogolâr.
Ricordo lʼincontro allʼHotel Verona e le decine di persone che risposero
a quellʼappello. I più idonei presero in mano la situazione. Mi sembra
quasi inutile dire che cʼera: e si diede subito daffare il Signor Muner ,la
nostra Marisa , Roberto Deotto, Romeo Como e qualche altra persona;
mi perdonino se non li nomino tutti, ma mi è difficile ricordare tutti i loro
nomi. Era lʼ11 Febbraio 1977.
A Maggio dello stesso anno fu stilato lo statuto ed eletto il Consiglio Di-
rettivo presso lʼistituto Don Bosco di via Provolo. Primo Presidente fu il
Generale Orlando che, purtroppo, ci lasciò due anni dopo.
Seguì lʼArchitetto Rosa Fauzza. Gli altri che vennero eletti successiva-
mente sono… esposti ora nellʼufficio della nostra sede. Solo Paolino
Muner, Presidente per diversi anni, non è esposto e gli auguriamo di
esserlo il più tardi possibile... ! A lui, tutti gli dobbiamo tanto, sempre
presente, friulano DOC, Presidente senza superbia, umile e paziente.
Sono tante le persone che hanno lavorato per il Fogolâr, nel tempo;
ricordiamo fra tutte il signor Bruno Marconi: chi di noi “Diversamente
giovane non ricorda le sue battutine argute? Non fu mai volgare e sem-
pre attento a non offendere nessuno. Approfitto per congratularmi con
lui e fare tanti auguri per i 100 anni della signora, sua compagna di vita.
Non si possono, similmente, dimenticare i signori Toneatto: lei una cre-
atura dolce, buona e gentile con tutti, nonna di tutti i bambini di quel-
lʼepoca e un poʼ mamma di tutte noi. Lui carabiniere in pensione, un
burbero dal cuore tenero. Insomma due persone meravigliose.
Ho accennato alle persone più presenti, ma cʼe ne sono state molte
altre, basta pensare allʼinsostituibile Emmery Cecchini, a valerio Boria e
allʼultimissimo Claudio Demattio, “Andato avanti” e preceduto di pochi
giorni dal nostro aiuto cuoco Roberto Baldon, che per ironia della sorte
erano vicini di letto in ospedale.
A ricordare tutti quelli che non ci sono più diventerebbe una pagina
assai triste, cerchiamo di ricordarli con serenità e fare tesoro di quello
che ci hanno insegnato.
Oltre che della poesia, la Signora Nilla è anche Maestra nellʼarte dei
fiori. Eccola ripresa con una splendida pianta grassa in fiore (129 boc-
coli!) posta allʼingresso della sua casa di Dossobuono
Certo, questi quarantʼanni sono stati segnati da lutti, ma anche da na-
scite, e soprattutto in tutti noi cʼera una grande vitalità e voglia di fare, di
migliorarci sempre.
Per circa un anno, come Fogolâr Furlan fummo ospiti presso la “Sede
Sportiva” di via Filippini; ci accolsero con simpatia, ma necessitava una
sede tutta nostra, poiché nel frattempo furono molti i friulani che venne-
ro ad iscriversi.
Ed ecco che un giorno entrò in quella sede lʼing. Renato Chivilò (poi
seguito dal fratello Bruno) che diede: slancio, consigli e aiuto in denaro
per trovare un locale che andasse bene cone sede per il Fogolâr.
Non fu proprio facile mettere dʼaccordo tutti sulla località prescelta.
Ricordo che Roberto Deotto aveva trovato un posto a Santa Lucia con
un prato intorno da adibire ad area parcheggio. Lʼidea fu scartata per-
ché ritenuto un posto troppo fuori mano. Quando ci passo davanti pen-
so sempre a quanto sarebbe stata comoda adesso, nessuno farebbe
fatica a parcheggiare e soprattutto senza pagare la sosta.
Devo dire però che allʼepoca in centro si parcheggiava senza problemi.
Trovata infine lʼattuale sede, che al tempo era una officina meccanica,
fu fatto molto lavoro per trasformarla in quella che vedete oggi .
Ora, lasciate che vi racconti la storia dello “Spoler“ ossia la stufa in
mattoni della cucina. La casa che i signori Felice avevano in Friuli e
precisamente a Buia, fu completamente distrutta dal terremoto del-
lʼanno 1976; ebbene, la stufa fu costruita con i mattoni di quella casa,
che il signor Carlo portò a Verona al Fogolâr.
A mio parere bisognerebbe metterci una targhetta, per ricordare la pro-
venienza di quei mattoni che sono da considerare sacri.
Per lʼinaugurazione della nuova sede venne da Udine il Presidente del-
lʼEnte “Friuli nel mondo“, che era il prof. Ottavio Valerio. Persona simpa-
ticissima: ci si incantava ad ascoltarlo.
Lui girava per i Fogolars di tutto il mondo e ci raccontava diversi aned-
doti, di vari luoghi dove non avresti mai pensato di trovare dei friulani!
Da qui nacque anche la necessità di tenerci tutti uniti.
Eravamo giovani, tutti impegnati nel lavoro, si correva il rischio di per-
dersi poiché il tempo di partecipare a volte mancava, ed ecco che per
superare tali ostacoli nacque il giornalino (che era un foglio ) capitanato
dalla signora Melotti. Consegnavamo il giornalino a mano. Per ogni
quartiere cʼera una persona che si incaricava di consegnare il foglietto.
Con la presidenza di Rosa Fauzza, il foglietto divenne il giornale e non
più consegnato a mano, ma spedito per posta.
Poi per un certo periodo fu sospeso, solo con lʼarrivo del Gen. Rossini
si riprese a pubblicarlo, nel 1978, consentendoci di tenerci uniti ed
informati sugli avvenimenti del nostro Fogolâr.
In sede ci trovavamo i sabato sera e qualche volta anche alla domenica
pomeriggio. I nostri figli erano piccoli e giocavano insieme, dʼinverno
cʼera sempre per loro la cioccolata calda della nonna Olga. Poi si inco-
minciò con le cene. Come adesso un gruppetto di socie volonterose si
dava il turno.
Devo precisare che tutto veniva fatto a casa e poi portato al Fogolâr .
Era assai faticoso viaggiare con pentoloni ricolmi di cibo, però non cʼe-
rano mai più di una trentina di persone. I signori Carlo e Santina Felice
(ora 91ennne) festeggiarono il loro cinquantesimo di matrimonio al
Fogolâr con la benedizione del nostro indimenticabile Pre Pieri.
E al Fogolâr si fecero pure delle serate di musica e ballo, con i fratelli
Puskiasis, che non è il nome di un complesso, bensì il cognome dei
musicisti friulani, che ci divertivano al suono delle loro fisarmoniche
consentendoci di ballare e di divertici alla buona , senza alcuna prete-
sa, in semplicità fra di noi. Il buon pré Pieri badava ai bambini.
In quel lontano passato facemmo anche delle gite, che non erano corse
in giro per il mondo, erano gite in giornata, che comunque ci soddisfa-
cevano.
Le nostre mete potevano essere Palazzo Tè a Mantova, il Vittoriale a
Gardone, il Lago dʼIseo, piuttosto che la Certosa di Pavia. Le distanze
erano pressoché queste.
A nostro favore devo però precisare che eravamo tutti in età lavorativa
con il tempo libero misurato. Tornando contenti dalla nostra piccola gita
qualcuno intonava dei canti, villotte per lo più, ed è così che alla signora
Maria Franco venne lʼidea di formare un coro. Un coro partito in punta di
piedi e che adesso si fa ascoltare molto bene.
E tra un ricordo e lʼaltro non dimentichiamoci dei buoni krapfen dei si-
gnori Moro, che purtroppo tornarono in Friuli per malattia.
Nel 1981, a Udine, ci fu il primo incontro dei fogolars italiani con quelli
canadesi. Fu un incontro memorabile. “A cirî lis lidrîs“ (a cercare le
radici) cʼerano i fogolârs friulani degli emigrati prima e dopo la guerra
1940-1945.
Non bisogna tralasciare che per solidarietà agli amici friulani venne pure
una delegazione della tribù indiana canadese, gli Uroni. Alla Messa
celebrata in Duomo parteciparono pure loro con le cerimonie tradizionali
indigene rivolte a Dio.
Fu un evento indimenticabile. In quella occasione regalarono alla città
di Udine un Totem, che fu posizionato, mi pare, dalle parti di piazzale
Osoppo. Purtroppo seppi qualche anno dopo che vandali lo distrussero.
, di Nilla Locatelli
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La Vos dal Fogolâr_______________________________________________________________________________________________________________________________




