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l’articolo. “
I tedeschi continuano ad amare l’Italia, ma trovano sempre
più difficile comprenderla”.
Esso dice
: anche in Germania ci sono ritardi
e lievitazioni dei costi nella esecuzione di opere impegnative: citiamo il
nuovo aeroporto di Berlino, la Philarmonic di Amburgo, la nuova Staa-
tsoper, sempre di Berlino, ad esempio.
Ci sono scrittori italiani che mi piacerebbe tradurre in tedesco, non solo
gialli
(ndr.: il riferimento ci porta ai gialli dell’autore del Commissario
Montalbano, che in Germania continuano ad ottenere un successo
strepitoso
); penso
a
Pennacchi, Piccolo, Ammaniti, anche se i tedeschi,
fortunatamente, hanno già potuto apprezzare i romanzi di Paolo Giorda-
no e di Silvia Avallone ”
.
Grazie a Dio, l’Italia sa cambiare e la cultura ne dà il segnale: per e-
sempio: a Cannes ci sono stati, recentemente, tre film italiani in con-
corso e nessuno tedesco. La serie televisiva “Gomorra” è stata molto
apprezzata nel grande paese teutonico. E così via.
Un altro passo sul “Die Zeit” recita: “
Pareva ci fossero problemi nel
rispettare i tempi dell’inaugurazione dell’”EXPO”, invece in una settima-
na è andato tutto a posto e la grande manifestazione ha funzionato che
è un piacere
”. Ed ha chiuso i sei mesi d’apertura sempre bene.
Dirò, sempre in relazione all’articolo in questione, che mi sono anche
tornate alla mente le parole di una simpatica addetta alla Reception di
un albergo sito in una località sita sulla riva del lago di Garda. Mentre
aspettavo un amico, notai che c’era un certo via-vai nella sala d’attesa
dell’albergo, ma sentivo parlare solo in tedesco.
Allora, incuriosito, chiesi a una delle ragazze addette alla Reception:
“
Ma come, mi pare che qui ci siano solo tedeschi: è mai possibile?
”.
La bionda fanciulla mi rivolse un cordiale ed aperto sorriso e, consultato
con una rapida occhiata il registro delle presenze, mi rispose: “
Oggi ci
sono tre italiani, tre inglesi e 79 tedeschi; se non ci fossero i tedeschi
potremmo chiudere l’hotel domani mattina
”. Beccatevi questa!
D’altronde sappiamo da sempre che il “Garda” è il lago italiano più
apprezzato dai tedeschi, che usciti dai freddi del nord e dalle parimenti
gelide Alpi trovano un primo piacevole soggiorno proprio sulle rive del
“Benaco”.
Chiudo queste “elucubrazioni” con un lontano ricordo, che riappare da
un piccolo cassetto della mia memoria.
Qualche anno fa, stante il fatto che un pochino di lingua tedesca già la
masticavo - avendo lavorato per qualche tempo in Svizzera, nel Canto-
ne “San Gallo”, di chiara derivazione e lingua tedesca - decisi di fre-
quentare in loco un corso per aggiornarmi sul mio lavoro.
Il corso era condotto da una Signora di madre lingua tedesca, ovvia
mente. Una sera, la Signora – improvvisamente pervasa da uno sfrena-
to senso di patriottismo per la sua terra e la sua cultura – s’impegnò
con gran fervore nella filippica elencazione dei grandi meriti e pregi dei
tedeschi, contrapposti ai grandi demeriti e difetti degli italiani.
Alla fine del suo sermone, che mi aveva fatto girare le scatole (per par-
lare pulito, pardon) le dissi, rompendo un religioso silenzio: “
Senta Si-
gnora, volevo ricordarle che, quando secoli fa i suoi lontani compatrioti
scendevano a valle, attraverso i valichi alpini, riscaldando la bistecca di
carne sotto la sella del cavallo, l’Italia era, da tempo quasi immemore,
culla di arti e civiltà
”.
Quella sera tutto finì così, senza ulteriori commenti di alcun genere.
La sera seguente, tuttavia, prima di iniziare la lezione si scusò con tutti,
riconoscendo che il suo intervento era stato fuori luogo, arbitrario e
presuntuoso. Però, alla fine del suo umile e quindi apprezzato “Mea
culpa” aggiunse, quasi a sorpresa per noi, un qualcosa che ci spiazzò
tutti e che mi fece riprendere a “girare” le ben note scatole, ma stavolta
in modo diverso, perché aveva ragione lei e ciò mi bruciava e non poco.
“
Certamente Gianni, ha ragione e mi scuso in modo particolare: ma mi
chiedo: se noi tedeschi dimentichiamo, a volte, il vostro glorioso passa-
to come fate a dimenticarlo anche voi?
”
Santo cielo: questa volta aveva ragioni da vendere!
Ancora oggi è, in parte, così: sempre a denigrarci a più non posso;
dobbiamo - una buona volta - ritrovare l’orgoglio dell’essere Italiani.
Tutti ci invidiano i nostri tesori e la piacevolezza dell’Italia sotto tanti
aspetti: allora diamoci una mossa e sentiamoci, una volta per tutte, de-
gni di essere cittadini di questo grande e bel Paese!
Gianni Del Fabbro
Caro Gianni,
consentimi di dirti che sono decisamente d’accordo con te: è ora di
finirla di piangersi addosso dalla mattina alla sera. Siamo un Popolo di
eroi, navigatori e poeti, come sta scritto all’EUR. Ma siamo anche un
Popolo di frignoni e di gufi! E i tedeschi lo sanno e spesso approfittano
di questo come fanno i furbi quando, loro abituati alla precisione, viag-
giano a velocità pribitive sulle nostre autostrade. Da loro non lo farebbe-
ro, ma quando vengono da noi fanno come noi. Complimenti!
Nel corso del
Pranzo Sociale
abbiamo avuito
l’occasione per
gustare un dol-
ce particolare Si
tratta del “Dolce
Tipico Friulano”,
un dolce tipo
“Sacher”,
con
incorporati nella
pasta del caffè e
della grappa.
Il dolce è piace-
vole: lo vediamo
nella
scatola
che lo contiene
belle versione
dedicata agli Al-
pini. Per saper-
ne di più chia-
marewww.tipico
friulano.comIl dolce tipico friulano
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La Vos dal Fogolâr____________________________________________________________________________________________________________________________




