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In questi giorni tutta l’Italia ricorda il centenario della Grande Guerra

1915-18. Tutti i media riservano grandi spazi per ricordare quell’evento

e in particolarecoloro che vi parteciparono e soprattutto quelli che non

tornarono più nelle loro famiglie.

Di una categoria di persone non ho letto ancora nulla: dei giovani. Mi

spiego: di coloro, cioè, non più bambini e non ancora abbastanza grandi

per dover indossare una divisa ed impugnare un’arma.

In verità ci sono stati dei giovani che indossarono una divisa, o meglio

“uniforme”, nelle loro esercitazioni: camiciotto in flanella di cotone ver-

de, pantalone in tela grigio-verde, mollettiere in tela, cappello di feltro

marrone, fazzoletto in satin, cintura di cuoio, mantello di panno grigio-

verde ed un bastone di legno forte.

Si tratta dei “

Giovani Esploratori

Italiani

” aderenti ad una Associa-

zione nata nel 1910, a Bagni di

Lucca, ad opera di Sir Francis

Vane e del Maestro Remo Moli-

nari (sull’esempio delle analoghe

Associazioni esistenti all’estero) e

che si rifaceva alle esperienze ed

agli insegnamenti di Sir Baden

Powelìl, ispirata ad un sistema di

autoeducazione progressiva che

si sviluppa attraverso tre concetti

fondamentali:

1 -

Legge e promessa

– sono gli

strumenti di base per la formula-

zione dei principi dello Scoutismo, hanno un forte valore educativo; il

giovane si impegna personalmente a rispettare un ben definito codice di

comportamento.

2 -

Imparare facendo

– è il concetto di educazione attiva, nello Scauti-

smo ogni ragazzo apprende attraverso un coinvolgimento diretto che

passa attraverso l’osservazione, la creatività, la sperimentazione e l’at-

tività personale.

3 -

Appartenenza a piccoli gruppi

– il piccolo gruppo è l’ambiente

ideale per l’integrazione del giovane nella vita sociale

L’associazione era organizzata con sistema militare: l’unità di base era

il gruppo (7 ragazzi), 3 gruppi formavano una squadra, 2 squadre un

drappello, 2 drappelli una compagnia, 2 compagnie un riparto, 4 riparti

una colonna, 4 o più colonne una divisione, 4 divisioni una legione, 3

legioni il Corpo Nazionale Giovani Esploratori Italiani.

Allo scoppio della guerra, il Direttivo dell’Associazione avviò le pratiche,

presso il Ministero della Guerra, proponendo l’utilizzazione degli Esplo-

ratori nei Servizi Ausiliari del Regio Esercito, durante i tre mesi delle

vacanze estive, possibilmente nelle retrovie, al posto di soldati territoria-

li che, invece, avrebbero potuto essere più utilmente impiegati al fronte.

Nel luglio 1916 il Ministero

della Guerra, con circolare

diretta ai Comandi di Corpo

d’Armata e per conoscenza al

Comando Supremo del Regio

Esercito ed al Consiglio Di-

rettivo Nazionale del Corpo

dei Giovani Esploratori, dava

il benestare per l’utilizzo, nei

tre mesi delle vacanze, degli

iscritti all’Associazione.

L’impiego era limitato a servi-

zi di staffetta a piedi od in

bicicletta, di piantone, di scrit-

turali di fiducia, ecc. presso i

Comandi militari di Presidio e

di Deposito incaricati della

vigilanza di ferrovie, opere

d’arte, ecc. nonché presso i

Comandi Militari di Stazione, i

Comandi di Centro di Mobili-

tazione, gli stabilimenti milita-

ri, negli Ospedali militari, le

Difese aeree, le Difese co-

stiere , ecc.

Nell’agosto del 1916 si attuò

quanto sopra e da Bologna partirono due

Colonne

di circa 700 giovani

ciascuna: una per l’impiego nell’Italia meridionale (Corpo d’Armata di

Bari) e una per l’Italia settentrionale (Corpo d’Armata di Bologna).

Il rientro avvenne il 23 set-

tembre allorché i giovani e-

sploratori ritornarono in fami-

glia per i doveri scolastici.

Nel 1917 ci fu l’impiego di una

sola colonna, con destinazio-

ne Porretta; anche nel 1918 ci

fu la mobilitazione di una sola

Colonna (circa 800 giovani

esploratori scelti fra gli “E-

sploratori effettivi”, cioè fra i

più anziani), che ebbe come

scopo quello di partecipare a

un campo d’istruzione in vista

di un’eventuale futuro impiego

al fronte che, fortunatamente,

poi non avvenne.

Nelle altre nazioni in guerra,

l’impiego degli Scout fu molto

più importante, sia come nu-

mero che come utilizzo, infatti

gli Scout operavano anche a

contatto delle prime linee del

fronte, venendo utilizzati oltre che come portaordini anche come vedet-

te, trombettieri, regolatori del traffico, addetti alle salmerie, e vari altri

incarichi.

I Giovani Esploratori, che non operavano come ausiliari dei reparti del-

l’Esercito, si mettevano a disposizione, nelle città di assegnazione, in

sostituzione, del personale addetto ai servizi a favore della Comunità e,

durante l’esodo dalle zone occupate, curavano l’assistenza agli sfollati.

Nel 1916 sorse una seconda branca di Scout: i

Ragazzi Esploratori

Cattolici Italiani

trasformatasi in breve in

Associazione Scoutistica

Cattolica Italiana (A.S.C.I.)

che ebbe l’appoggio della Chiesa Cattolica.

Questa Associazione non si pose a servizio dell’Esercito, tuttavia si im-

pegnò nell’assistenza delle popolazioni delle retrovie e delle città.

GLI “SCOUT”.

Gli “Scout” videro la luce, in Inghilterra, nel 1908, grazie a Robert Ste-

phenson Smyrh Baden Powell, Lord di Gilwell, dopo che l’anno prima -

riuniti per la prima volta un gruppo di ragazzi nell’isoletta di Brownsee e

visti i risultati positivi dell’esperimento - emise una serie di fascicoli

esplicativi e diede il via alla

creazione di “Gruppi” di ragazzi

con l’intento di renderli esperti

nello “Scouting”, un’attività che

egli aveva perseguito e appreso

nel corso della guerra contro i

Maori, in Sud Africa, all’inizio

del 1900.

Nel linguaggio dell’Esercito bri-

tannico lo “Scouting” significava

“Arte della ricognizione” e così

Baden Powell insegnò ai ragaz-

zi l’arte di seguire le tracce, e

osservare e capire gli indizi la-

sciati sul terreno, affrontare la

dura vita nelle foreste e nelle

zone sperdute.

Egli, rientrato in Patria dalla

guerra, con molta esperienza,

restò colpito nel vedere gruppi

di ragazzi pieni di brutte abitu-

dini: oziavano, perdevano tem-

po nei bar per bere e giocare a carte non praticavano sport e tanto altro.

Ecco che allora pensò di “suggerire” ai ragazzi l’attività dello Scouting,

facendo tesoro delle sue esperienze di guerra e trasformando quella

che era un’arte per scopi bellici in uno strumento di pace e fraternità.

Il grande successo ottenuto fece si che nel 1910 il movimento Scout

varcasse i confini del Regno Unito e si sviluppasse nel mondo, compre-

sa l’Italia.

La partecipazione alla Grande Guerra degli Scout fu rilevante, molti dei

loro capi diedero il loro contributo di sangue e indossato il “Grigioverde”

combatterono nelle trincee. In particolare va ricordato che la più giova-

ne Medaglia d’Oro al Valor Militare fu di Alberto Pertica.

Paolino Muner

____________________________La Vos dal Fogolâr____________________________________________________________________________________________________________________________

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La Gioventù Italiana e la Grande Guerra 1915-18

, di Paolino Muner