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A partire dall’Alto Medio Evo, nelle campagne dell’Italia settentrionale,

fiorirono delle piccole circoscrizioni ecclesiastiche: le Pievi .

Il termine “

Pieve

”, che deriva dal latino plebs (popolo), in origine desi-

gnava chi non godeva dei privilegi propri dei nobili; nei primi secoli del

cristianesimo indicò la comunità dei fedeli e successivamente il luogo

ove la stessa si raccoglieva a pregare; quindi venne a significare la

chiesa extraurbana e il correspettivo territorio ecclesiastico alle sue

dipendenze. Nelle valli di montagna, ad esempio, dove c’erano più

paesini con una chiesa esisteva una Pieve che svolgeva le proprie

funzioni per tutti ed era sostenuta da ogni singola Comunità.

Il periodo in cui le Pievi ebbero il massimo sviluppo fu tra VIII ed il XII

secolo; vi risiedeva un

Pievano

, arciprete, che si prendeva cura delle

anime, istruiva la gioventù, amministrava i Sacramenti (in particolare il

Battesimo) e altro.

La Pieve divenne centro di vita religiosa, culturale, economica, sociale,

civile per tutto il Medioevo e fino al XVI secolo, quando con i decreti del

concilio di Trento, le

Parrocchie

diventarono (a scapito delle Pievi) il

fulcro del Cristianesimo.

Tra le 55 Pievi del Veronese (citate nella Bolla papale di Eugenio III, del

1145) merita un attenzione particolare (a mio avviso) quella di Somma-

campagna dedicata a

S. Andrea

, fratello di S. Pietro, esistente già nel

X secolo.

Per ben cinque secoli ebbe la funzione di Chiesa parrocchiale fino a

quando le funzioni religiose vennero trasferite nella più centrale chiesa

di S. Maria Immacolata.

La Pieve venne eretta sui resti di un tempio dedicato alla latina Diana,

come testimonia l’ara votiva che sta alla base del quarto pilastro, a

sinistra. Vi si leggono i nomi della dea, dell’esecutore e dei due magi-

strati consoli che permettono di risalire all’anno 38 a.C. Il fatto di riutiliz-

zare elementi provenienti da monumenti romani è soprattutto per priva-

re definitivamente i simboli delle false divinità pagane, soppiantati da

quelli della nuova fede.

La pianta della chiesa è simile a quella di altre chiese romaniche; tre

navate e tre absidi. All’interno si è subito colpiti dalle bellezze e dal-

l’ottimo stato di conservazione degli affreschi alle pareti, eseguiti dall’XI

al XV secolo.

Essi risentono di varie scuole pittoriche che dimostrano sia la vicinanza

di Verona sia i numerosi contatti con l’Oriente, tramite Venezia.

Se gli affreschi più antichi dell’abside appaiono legati alla tradizione

carolingia (come le figure degli Apostoli nell’abside), altri risentono di

influenze bizantine come l’imponente raffigurazione apocalittica del

Giudizio Universale in

controfacciata.

Al centro dell’opera Cri-

sto Giudicante, attornia-

to dai Serafini, con Ma-

ria e S. Giovanni Batti-

sta, mostra le ferite del-

le sue mani, premia i

giusti posti alla sua de-

stra e condanna i mal-

vagi.

Da notare la Madonna

che allatta il Bambino e

gli affreschi della navata

destra con S. Giorgio, la

principessa, e la Ma-

donna con il Bambino e

diversi Santi.

Tutte le 55 Pievi antiche

meriterebbero una visita

(magari dopo una pas-

seggiata nelle colline

adiacenti), ma ci ha col-

pito - in particolare -

una iscrizione particolare e curiosa che si trova nella Pieve di S. Miche-

le Arcangelo ( Arcè di Pescantina):

S A T O R

A R E P O

T E N E T

O P E R A

R O T A S

La formula presenta una particolarità rarissima: quella di poter essere

letta egualmente da sinistra a destra, da destra a sinistra, dal basso all’

alto e dall’alto in basso. La traduzione letterale è facile “il coltivatore di

un arepo (piccolo pezzo di terra) con l’opera sua mantiene le ruote”

(cioè fa girare le ruote del mulino) .

Gli studiosi affermano che tale “formula”, come altre simili nel Medioe-

vo, sia ricollocabile a riti pagani ed a pratiche magiche: le 5 lettere di-

sposte verticalmente ed orizzontalmente, costituivano un quadrato detto

appunto “magico” e poste sul frontespizio della casa valevano come

scongiuro contro epidemie, malattie e alluvioni . Gianpietro Piccoli

La Pieve di Sant’Andrea, a Sommacampagna

, di Gian Piero Piccoli

_________________________________La Vos dal Fogolâr______________________________________________________________________________________________________________________________