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1. Le nostre culle erano tinte con colori vivacissimi, al piombo: ep-

pure siamo ancora qua: vivi e vegeti, anche se un po’ “Strachi”!

2. Più grandicelli, andavamo in giro, a piedi o al massimo in bici-

cletta (non c’era altro) e non portavamo il casco.

3. Ci portavano in auto a 2 porte – chi poteva – senza cinture di si-

curezza, senza chiusure sicure e con gli scarichi dei gas che anda-

vano a mille, sulle sospensioni da “ernie al disco” garantite.

4. Viaggiare nella parte posteriore d’un furgone aperto era una pas-

seggiata fortunata e speciale, così come sul cassoncino d’un trici-

clo (ehilà: la benzina costava e così… “olio di gambe”).

5. Non c’erano chiusure di sicurezza nelle confezioni medicinali,

alle porte, alle prese elettriche, sulle bottiglie di Varecchina, per la

salvaguardia dei bambini; eppure eccoci qua.

6. Quando si giocava o si andava in giro si beveva l’acqua dalla

fontana, invece che dalle lattine o dalla bottiglia di minerale; e a

casa non c’era il “frigo”, ma solo mezzo bastone di ghiaccio.

7. Uscivamo a giocare con l’unico obbligo di rientrare prima del tra-

monto. Non avevamo i cellulari e così nessuno ci poteva rintraccia-

re, pensa che fortuna. Ma tanto sarebbero stati scarichi.

8. Si giocava a calcio, d’estate: dalle 14 fino a quando veniva buio;

con la palla di gomma e l’unico paio di scarpe che avevamo, accet-

tando la pioggia di sberle che ti “Beccavi” quando si tornava a ca-

sa, a causa dello sciupìo delle scarpe e dei pantaloni alla “Zuava”.

9. A scuola s’andava da soli. Le lezioni finivano alla “mezza”, poi

andavamo a casa per il pranzo, tutti assieme e in orario: sì, spesso

c’era anche il papà! E, pensate: senza il conforto della TV!

10. A scuola s’andava con qualsiasi tempo, con cartella e ombrello,

caldo o freddo, con la scuola vicina o lontana da casa, badando a

non arrivare in ritardo; e per ristoro non c’erano merendine in tec-

nicolor e dallo spessore rilevante, ma a volte solo un pezzo di pane

e, se fortunati, un formaggino “MIO”.

11. Quando prendevi un “4” a scuola, a casa ti beccavi subito uno

“sciafon”; “

così te impari a studiar de più

”! E, incredibile a dirsi,

NON ERA COLPA DEL PROFESSORE, ma solo e sempre TUA.

E poi il professore ti schiariva subito le idee, precisando che per

rimediare a un 4 ci voleva un 8 o due 7 e di darsi da fare, perché

erano del tutto cavoli tuoi e mancava poco tempo alla fine del-

l’anno scolastico per poter rimediare.

12. Se poi prendevi una nota sul libretto scritta dall’insegnante al-

lora le sberle erano inevitabilmente TRE: dal professore, dal papà

(o dalla mamma) e dal Parroco, quando poi ti dovevi confessare.

13. Ci tagliavamo, si cadeva di bicicletta, si sbatteva la testa e ve-

niva fuori un bel “Gnocco”, ci rompevamo un osso e nessuno fa-

ceva denuncia: era solo colpa nostra e basta!

14. Mangiavamo biscotti (quando c’erano), pane, olio e sale, pane e

burro, bevevamo bibite zuccherate (se si poteva) e - miracolo - non

avevamo quasi mai problemi di sovrappeso; senza dover frequen-

tare nessuna palestra, perché sempre in giro a camminare o in bici.

15. Condividevamo una BIBITA IN QUATTRO (

perché no i bastava i

“schei

”) bevendo dalla… stessa bottiglia e nessuno moriva per

questo. E non si condividevano neanche gli PSICO FARMACI, LE

DROGHE e altre porcherie simili: solo le PATATE AMERICANE, le

“STRACAGANASSE” e le “CAROBOLE”.

16. Non c’erano campi da tennis o per il golf, allora, e nessuno sa-

peva sciare; le piscine si vedevano solo al cinema e via così.

IL CINEMA! Era l’unico divertimento, se c’erano i soldi per il bigliet-

to nei terzi posti, naturalmente; in alto, da dove si vedeva lo scher-

mo e le scene tutti in azzurro, per via del fumo di tabacco che sali-

va; l’aria era all’80% carbonio: eppure siamo ancora qua.

17. Le vacanze si consumavano alle colonie a fare le cure ELIO-

TERAPICHE: dove c’era disciplina, preghiera alla mattina, lezioni

varie, e “Cazziatoni” a iosa. Ma c’era il SOLE e tanti AMICI.

18. Non avevamo playstation, Nintendo 64, XBOX, Videogiochi, Te-

levisione via cavo con 99 canali, Videoregistratori, Dolby surround,

Cellulari personali, Computer, Internet, e tanti marchingegni simili:

ERAVAMO SOLO AMICI.

19. Uscivamo e - a piedi o in bici - s’andava fino a casa dell’amico,

suonavamo semplicemente il campanello per vedere se lui era in

casa e poteva uscire fuori. Per vedersi con Lei, invece, era dura:

bisognava andar su e chiedere il permesso ai genitori e convincerli

che eri un bravo ragazzo, sennò : “CICCIA”.

20. Sì, giocavamo lì fuori nel mondo “crudele” di allora, senza un

guardiano e senza una telecamera! Ma come avremo fatto; faceva-

mo giochi con bastoni, con le carte, o con le palline di vetro; a cal-

cio si formavano le squadre per giocare una partita, col metodo a

chiamata, una squadra dopo l’altra.

Non tutti si veniva scelti, ma gli scartati non subivano alcun trauma

psichico e vivevano lo stesso. Non esisteva l’”esaurimento”.

21. Non c’erano psichiatri, colloquiatori o psicologi: bastava anda-

re a giocare a briscola e, quando giocavi male, “buttavi fuori” tutte

le tue problematiche, senza pagare un “franco”!

22. Alcuni studenti non erano brillanti come altri, o non volevano

studiare, e così quando venivano bocciati dovevano RIPETERE

L’ANNO e amen.

Nessuno andava dallo “pissicologo” o dal pedagogo; nessuno sof-

friva di dislessia, né di problemi di attenzione, né di iperattività:

prendeva semplicemente qualche bello e “affettuoso” scapaccione

e ripeteva l’anno, perché GLI INSEGNANTI AVEVANO RAGIONE! E

BASTA, diamine.

23. Quando ti dicevano che bisognava “FARE” le tonsille: prendevi

il tram, ti portavano in ospedale, ti mettevano un grembiule bianco

addosso, ti legavano mani e piedi alla sedia, ti mettevano un ferro

apri-bocca, ti infilavano una cesoia in bocca dicendo di non urlare,

ti tagliavano una dopo l’altra le due tonsille, che cadendo rimbalza-

vano sul grembiule una alla volta, macchiando tutto.

Poi ti garantivano che tutto era finito e che, in fondo, non era stato

niente di grave, tirando via il ferro di bocca; poi il dottore ti “sgnac-

cava” un po’ di ghiaccio in bocca, a mano piena, dicendo alla

mamma di comprarti qualche gelato. Infermiera: avanti un altro.

Allora salutavi, riprendevi il tram, e dopo due giorni tornavi a scuo-

la come se niente fosse. MA COME AVREMO MAI FATTO!

24. Godevamo di libertà, pativamo i fallimenti, godevamo di suc-

cessi, gestivamo le nostre responsabilità ed imparavamo a stringe-

re i denti ed a fare il proprio dovere; a rispettare gli adulti e gli altri;

ad essere educati; a usare un linguaggio forbito.

25. E pensare che non c’erano gli AVVOCATI, I PROCURATORI

SPORTIVI, GLI PSICOLOGI, IL CONSIGLIO DI CLASSE, LO PSI-

CHIATRA PER I CANI, I CONSULTORI PER LE TASSE, I SU-

PERMERCATI, GLI CHEF IN CUCINA, GLI AMMINISTRATORI DI

CONDOMINIO, LE DISCOTECHE, I GIUDICI CONCILIATORI PER I

DIVORZIANTI, GLI ESODATI, I CONTROLLI AL COLON, il TELE-

FONO ROSA O AZZURRO e tante altre “MONATE”.

E POI I POLITICI, DOVE LI METTIAMO, i POLITICIIII!

E “bisognava” alzarsi e far sedere i più anziani: in treno, in tram o

in corriera: che stupidi! E si doveva parlare “Pulito” e corretto sen-

nò erano sberle sulla bocca: così te impari l’educassion!

E non avevamo “anelli al naso o sulla lingua ne tatuaggi ovunque.

Allora la domanda da porsi, per noi MATUSALEMME, è questa:

MA COME DIAVOLO AVREMO FATTO A

SOPRAVVIVERE,

A CRESCERE E A DIVENTARE GRANDI?

E INOLTRE:

MA CHE STUPIDI SIAMO STATI A NASCERE A QUEI

TEMPI! O FORSE NO? CHISSA!

__________________________________________________________________________________________________________________________La V

ô

s dal Fogolâr_____________________________________

Ma come abbiamo fatto a sopravvivere

,

noi, “Putei”, nati negli anni 40 e 50, o poco prima?

, di Ro. Ro.