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Tra le originalità alimentari del Friuli uno dei primi posti è occupato dalla

brovade“

che da tempi ignoti, abbinata al “

muset

“, è uno dei capisaldi

culinari della nostra tradizione, che sa valorizzare anche i prodotti più

poveri.

Mentre la “brovade“ è ampiamente conosciuta da ogni friulano non cre-

do possa dirsi altrettanto per il “

brovadâr

“. In primis, il sottoscritto é ve-

nuto ad apprendere dell’esistenza di questa nuova originalità alimentare

da un articolo apparso sul Messaggero Veneto solo nei primi giorni dello

scorso mese di novembre.

La notizia riportava l’avvenuta iscrizione da parte del Comune di Moggio

Udinese del “brovadâr“ tra i prodotti a marchio

De.Co .

: una iniziativa

avviata da tempo da un nutrito gruppo di Comuni italiani per valorizzare

le originalità dei loro territori repertandoli all’Albo dei prodotti a Denomi-

nazione Comunale. Un apposito disciplinare fisserà le condizioni per

appartenervi.

“L’obbiettivo che si è posto il Comune

“,riferisce il Mes-

saggero Veneto“,

è quello di conservare nel tempo i prodotti e i sapori

che si identificano e che fanno parte della storia, della cultura e delle

tradizioni moggesi, valorizzare il ruolo e la professionalità dei produttori

e creare occasioni utili alla Comunità“.

Per saperne di più ho contattato il Comune di Moggio trovando imme-

diata disponibilità e adeguato materiale informativo (e-mail) dalle gentili

sig.ra

Giuliana Pugnetti della Pro-Loco e dell’Assessore alla cultura ing.

Paola Linossi, che ringrazio di cuore.

Riassumerò, per ragioni di spazio, le principali caratteristiche per ottene-

re il “brovadâr “ avvalendomi di detto materiale.

Brovadâr di Moggio Udinese - Vengono utilizzate, solitamente, rape

di piccolo e medio taglio, dalla forma tondeggiante e schiacciata,

dal colletto viola o rosso, raccolte in ottobre, che abbiano subìto

almeno una gelata perché così diventano più dolci e croccanti.

Le rape e le relative foglie in buono stato, vanno lavate, sbollenta-

te, lasciate raffreddare e adagiate in recipienti di legno o plastica

alimentare, sul cui fondo vanno prima pressate foglie di verza: l’ul-

timo strato di rape andrà coperto da altre foglie di verza e da una

tavoletta gravata da un peso per tenere il tutto sommerso da acqua

leggermente salata.

Con la fermentazione lattica anaerobica gli zuccheri delle rape si

trasformano in acido lattico, dando origine al “brovadâr”. La fer-

mentazione può essere stimolata senza sale spargendo tra ogni

strato di rape del mais o dell’orzo. Le rape sono, così, pronte per

essere consumate dopo uno o due mesi e si conservano a lungo

sino alla raccolta delle piante spontanee mangerecce dei prati o di

quelle coltivate negli orti.

Trascrivo due ricette classiche per chi volesse sperimentare questa no-

vità “Made in Muec“: altre ricette potranno essere reperite in fotocopia

nella nostra sede.

1. Brovadâr in padella - Si fa soffriggere lardo e pancetta affumicata ta-

gliata a dadini, mettendo in padella anche due foglie d’alloro ed uno

spicchio d’aglio. Quando questo s’imbiondisce si unisce il “brovadâr”, si

sala e pepa al punto giusto, tenendo bagnata con acqua la pietanza e

mescolandola.

A parte si fa bollire il cotechino, ponendo attenzione a non cuocerlo del

tutto, con lo scopo di privarlo del grasso in eccesso. Prima che il “bro-

vadar” sia cotto a puntino si mettono insieme “brovadar” e cotechino

perché s’insaporiscano a vicenda. Si serve, quindi, con polenta appena

fatta o abbrustolita come seconda portata.

2. Minestra di brovadar - In una pentola di alluminio si devono rosolare

le costine e la pancetta senza aggiunta di grassi. Aggiungere, poi, il

“brovadar” e l’acqua e far cuocere per un’ora e mezza,

Alla fine aggiungere fagioli e il cotechino e, come ingrediente discrezio-

nale, l’orzo cotto a parte.

Dopo lo scomparsa del Tocai, la paternità trevigiana del Tiramisù acqui-

sita da parte del prepotente di turno, della denominazione Montasio

anche a formaggi del Padovano, ecc. ecc. non rimane che augurare le

migliori fortune al “Brovadar”

De.Co.

di Muec.

Le rape e le loro foglie (viscje) fermentate, a Moggio sono conosciute

come BROVADÂR o anche come BROVEDÂR, mentre nella pordeno-

nese Val Zemola l’analogo prodotto viene chiamato PESTITH.

Preparazione delle rape

:

Seminare le rape nel mese di agosto per raccoglierle nel mese di otto-

bre dopo le prime brinate. Lavorarle in acqua fredda e sbollentarle intere

anche con le foglie.

Mettere, quindi, le rape in un recipiente di vetro o di legno nell’acqua di

bollitura (fredda). Aggiungere qualche chicco di granoturco per aiutare

la fermentazione e passarle con un peso.

Lasciarle, infine, riposare per qualche mese e sono belle e pronte.

Non indugiare: prova ad assaggiare il tutto alla prima occasione.

Anche i cani non vedono l’ora di metterci il muso dentro!

______________________________La V

ô

s dal Fogolâr_________________________________________________________________________________________________________________________________

Il Brovadâr di Moggio Udinese

, di Romeo.Como