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Il 20 e 21 del mese di settembre, con una quarantina di Soci del Fogo-

lâr Furlan, abbiamo fatto un tuffo in Friuli, in particolare nella zona de-

nominata “

Grave del Friuli

”, territorio compreso tra Udine e Pordenone.

Pare che il nome “grave” tragga le origini da una zona francese detta

“graves” avente le stesse caratteristiche naturali.

Non capisco come mai questi francesi vogliano sempre intrigarsi nelle

nostre istituzioni più belle, pare che anche il nostro mitico “Trentatre” -

l’inno glorioso degli Alpini - abbia avuto origini francesi.

Ma torniamo alle nostre “grave”; già la parola ci fa capire che trattasi di

un terreno sassoso, formatosi nel corso dei millenni, a causa delle al-

luvioni dei fiumi Meduna, Cellina e Tagliamento, che hanno corroso e

portato a valle ingenti quantità di materiali sottratti ai monti che com-

pongono l’arco prealpino, a Nord.

State certi che le “

Grave del Friuli

” rappresentano un contesto prezioso,

infatti l’ampia superficie sassosa che caratterizza le Grave si scalda al

sole durante il giorno, mitigando poi l’escursione termica nella notte; si

allunga così, per le vigne, il momento di assumere tutta la dotazione di

aromi che la natura offre loro gentilmente, per poter poi giungere alla

produzione di vini assolutamente di gran pregio, come ben noto.

Se a questo fenomeno aggiungiamo, poi, il benefico apporto fornito dal

citato arco prealpino, che protegge le vigne dai venti freddi provenienti

da Nord, non é da non trascurare l’altrettanto importante apporto fornito

dal non lontano mare Adriatico.

Ecco, quindi, messa a fuoco una felice sinergia che ci fa dire che le

Grave del Friuli sono una terra baciata dalla buona sorte ed un assoluto

vanto, per i vini che produce.

Nel merito del calore dei sassi vi concedo, gratis, un avvertimento im-

portante: se per qualche motivo dovete spostare un sasso, di una certa

dimensione, prima di usare le mani usate i piedi, per muoverlo. Al cal-

duccio, sotto il sasso, si può trovare una serpe. Vi posso assicurare di

ciò, avendo visto personalmente vari bei esemplari di vipere, quando a

primavera, nei cantieri, gli operai spostavano i sassi per la sistemazione

del terreno. (

ndr.: è verissimo. Provate ad andare nella val Pesarina

.)

Durante il viaggio da Verona, il nostro Presidente, con una accorata e

convinta premessa, ci aveva illustrato l’unicità del territorio che sarem-

mo andati a visitare, per l’esclusiva produzione di vini di alta qualità.

Sarà stato per la commovente premessa, ma anche per la nostra natu-

rale…predisposizione per i gustosi prodotti delle vigne, fatto stà che nel-

l’approccio alla visita ci sentivamo tutti dei sommelier!

Già al pranzo del sabato, si alzavano i bicchieri in controluce per il con-

trollo del colore, con gesti e serietà che lasciavano intendere grande

competenza; quindi, sempre molto compiti, si faceva girare il vino nel

bicchiere e si annusava il profumo con cognizione di causa per perce-

pirne tutte le qualità emergenti. Ovviamente, in seguito ci furono molte-

plici occasioni per mettere in evidenza la dimestichezza nell’alzare i

bicchieri al fine di apprezzare i nobili e delicati prodotti di quella terra:

sempre con visibile naturale competenza.

Si può solo accennare al fatto che, dopo giudizi e vari apprezzamenti,

quando si chiedeva conferma al cameriere, circa il vino che si stava gu-

stando, si veniva regolarmente smentiti; ma questo pareva del tutto in-

significante e non scalfiva minimamente la fiducia nella nostra compe-

tenza nel merito.

L’ultima tappa prima della partenza per il ritorno si fece nell’Azienda

Agraria di Castelvecchio, nei vigneti di Sagrado (GO).

Dopo la visita alla tenuta, veramente “ben… tenuta”, ci siamo fermati a

lungo nella cantina vera e propria dove, avendo raggiunto un’allegra in-

tesa con i proprietari, abbiamo brindato con la lunga lista dei vini prodot-

ti. Tutti poi hanno fatto una buona scorta dei vari: tocai friulano, caber-

net,

franc e sauvignon, merlot, refosco, terrano, malvasia, traminer, pinot.

Tanto per citare solo i più votati. Si sa che i ripetuti brindisi hanno i ben

conosciuti effetti collaterali, infatti si incontravano larghi sorrisi e volti

molto gioiosi.

All’atto della partenza si era raggiunta una tale simpatica e allegra in-

tesa con proprietari ed addetti che a tutti sfuggì un particolare: si partì

senza pagare il pranzo! La telefonata dei creditori ci raggiunse in auto-

strada appena passata Padova; tuttavia nulla di grave, era solo un tra-

scurabile dettaglio, restava l’esperienza di una bella gita in una terra

pregiata del nostro Friuli.

Gianni Del Fabbro

GITA IN FRIULI DEL 20-21- SETTEMBRE

Non parlerò dei luoghi e cose che abbiamo visitato. Voglio soltanto rin-

graziare i “Vertici” del Fogolâr per la bella gita fatta in Friuli in settembre

e, data la mia età, per le affettuose attenzioni ricevute.

In particolare, mi piace menzionare soprattutto i signori Del Fabbro,

sempre gentili, di essersi offerti per accompagnarmi a casa, se non ci

fosse stato nessuno in condizione di venirmi a prendere al rientro del

pulmann a Verona.

Grazie tante per la Vostra cortesia.

Inoltre, non voglio dimenticare le due signore che durante il viaggio e le

visite mi hanno “tenuta d’occhio” (tignut di voli), che sono le signore

Flavia e Gianna. Un grazie di cuore anche a Voi due.

Ecco la Signora Nilla tra due Signore che: la tengono d’occhio, la strin-

gono, la scaldano, l’aiutano. Due Carabiniere? Mah, e chi lo sa!

E non voglio dimenticare chi mi ha aiutato a salire e scendere le scale

in diverse occasiioni. Grazie a tutti Voi, spero solo di non aver arrecato

troppo disturbo (

Ndr.: ma Signora: vogliamo scherzare?).

Una signora mi disse che avevo avuto coraggio a fare la gita da sola,

senza alcuno di famiglia che mi accompagnasse. Forse sì.

Ma io non ero sola, la verità era che ero circondata da numerosi amici e

mi sono pure divertita.

Grazie a tutti e arrivederci alla prossima occasione.

Nilla Locatelli

Ci uniamo a nostra madre con gratitudine. Iso e Siro Alzetta.

Indubbiamente, a leggere il trafiletto qui sopra, tratto da una quotidia-

no locale, vengono i brividi. A scanso di equivoci: delego il buon a-

mico Claudio Demattio, cantiniere del Fogolâr, a controllare - allorché

sarà la mia ora -: che lo sia davvero. In caso di dubbi: lasciare da

parte i medici e, a mezzo “tortor”, rimboccarmi di buon tokai fino al…

dovuto. Quella sì sarebbe una bella fine! Grazie Claudio. Ro. Ro.

_______________________________________________________________________________________________________________________________La Vos dal Fogolâr________________________________

Sommelier in gita

, di Gianni Del Fabbro