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LA MARI DAL ALPIN-LA MADRE DELL’ALPINO
L’alpin l’è lât in guere L’alpino è andato in guerra
e inmô no l’è tornât; e ancora non è tornato;
ma inmô la mame ‘e spere ma la mamma spera ancora
e dut ‘e à preparât. e tutto è pronto.
La cjamare jé pronte La camera è pronta
l’è pront ancje il vistit; è pronto anche l’abito;
l’è dut come che volte è tutto come quella volta
che lui al è partit in cui lui è partito.
Tros ains ormai po sono Quanti anni sono ormai
c’al è lontàn pal mont? che è in giro per il mondo?
Je’ e tente di contâju, Lei cerca di contarli
ma plui no sa fa cont. ma non sa più fare il conto.
Jè vècie ormai la mame La mamma ormai è vecchia
e à za i ciavèi duc gris; e ha già i capelli grigi;
la schene e jé pleade la schiena si è piegata
a fuarze di fadis.
a forza di faticare.
Ma je nancie no i bade Ma lei non ci bada per niente
e pense dome al fì; e pensa solo al figlio;
son mês che vif in pene sono mesi che vive in pena
e no po plui durmì.
e non può più dormire.
E vegle te cusine
Veglia in cucina
vicin dal fogolâr;
vicino al focolare;
la cògome jè cialde
la caffettiera è calda
la cene te l’armâr. la cena è riposta nell’armadio.
La ùltime so letare
La sua ultima lettera
platade l’à tal sen;
la tiene nascosta nel seno;
jè cheste la speranze è questa la speranza
che i reste dal so ben. che gli resta del suo bene.
Je vegle, e i vôi no siare Ella veglia e non chiude gli occhi
par pôre da siun;
per paura d’addormentarsi;
e guài mo se si stude e guai se si dovesse spegnere
sot chel quadrût la lum! la luce sotto quel quadretto!
Chel quadri je lu ciale Lei quarda quella foto
lu busse plan planchin; la bacia pian pianino;
“
s’ingrope, ma no vai
“
si commuove ma non piange
la mame d’un alpin!
”
la mamma d’un alpino!
”.
Lui simpri j’ al diseve Lui glielo diceva sempre
ciàlanle cun amôr;
guardandola amorevolmente;
je spiète cun fidùcie
lei aspetta con fiducia
la gràzie dal Signôr.
la grazia del Signore.
La Signora Maria Mauro ci ha mandato questa breve e commo-
vente poesia, scritta dal poeta Rino Borghello.
Si è commossa, ci dice, pensando alla sua bisnonna che aveva
perso due figli nella Grande Guerra 1915-18.
Sentimento giustissimo, che oltre 13 milioni di mamme avranno
sentito prima di lei, considerando il numero dei tanti, troppi,
soldati Caduti in Europa.
Quante sofferenze pa-
tite dalle tante mamme
che fremevano nelle
loro case per la sorte
del figlio e si affidava-
no, fra l’altro, alla be-
nedizione della Madon-
na, madre spirituale di
tutti gli uomini!
Quante altre donne a-
vranno atteso il ritorno
del figlio, del marito del
fratello come “La mari
del Alpin?”.
Con la stessa tenerez-
za, con lo stesso sen-
so di speranza, con im-
mutata Fede.
Tante purtroppo!
Per tante l’attesa sarà
vana: il figlio, il marito,
il padre lontano non
c’è più, divorato dalle
fauci insaziabili della Morte, rapace impietosa delle trincee.
Ricordate i “Scarpez”, i calzari in stoffa che le donne facevano con i
mezzi di fortuna? Erano scarpe povere, di fortuna: tanto per non andare
scalzi: uomini e donne. Beh: sono tornate di moda. Adesso sono
“Glam”, come riferisce la rivista “Donna moderna” di qualche mese fa.
__________________________La Vos dal Fogolâr_____________________________________________________________________________________________________________________________________
La guerra impone le sue leggi impietose




