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Giulietta e Romeo friulani?

Questo era il testo incluso nell'invito all'incontro sul tema dell'origine del mito di Giulietta e Romeo che si è poi svolto il 2 febbraio al Circolo Ufficiali di Castelvecchio.

Da alcuni anni è sorto a Udine il “Comitato di Giulietta e Romeo in Friuli”, che è volto a valorizzare la vicenda dei due celebri amanti, così come è stata narrata da Luigi da Porto nel 1524, cui ebbe, poi, ad ispirarsi Shakespeare nel 1591, dandole col suo genio una risonanza mondiale ed immortalandola nel tempo.
In effetti, recentemente è venuta alla luce una versione dei fatti che trova come maggior sostenitore il professor inglese Cecil Clough. I suoi studi esprimono la convinzione che possa esistere una correlazione ideale fra un fatto storico realmente accaduto in Friuli nel 1511 e la vicenda amorosa di Giulietta e Romeo.

In breve i fatti: Lucina Savorgnan del Monte, udinese, e il Capitano di Cavalleria Luigi da Porto, figlio di una Savorgnan del Torre, erano lontani cugini. Nel corso d’una festa in maschera, tra loro scocca la scintilla d’amore. Era il 26 febbraio 2011.
La loro vicenda amorosa fu subito contrastata poiché i due rami della famiglia Savorgnan simpatizzavano per parti politiche avverse.
Ma il destino complottava dietro l’angolo. Il 20 giugno 1511, il capitano Luigi da Porto fu ferito gravemente in uno scontro tra le truppe imperiali e quelle veneziane da lui comandate. In conseguenza, lasciate le armi, Luigi da Porto si dovette ritirare a Montorso Vicentino, dove le sue tristi vicende ispirarono poi la celebre novella di Giulietta e Romeo.
La vertenza fra le due fazioni della famiglia Savorgnan fu poi sanata da Venezia col matrimonio “politico” fra Lucina e Francesco Savorgnan, nipote di Antonio Savorgnan, ponendo mestamente fine alla sfortunata storia d’amore.

La novella “Historia novellamente ritrovata di due nobili amanti”, che ispirò William Shakespeare, fu scritta da Luigi da Porto nel 1524, ambientata nella città di Verona.
Successivamente, la novella fu forse rivista dal frate domenicano Matteo Bandello, il quale, divenuto Vescovo ad Agen in Francia, fece tradurre in francese alcune novelle tra cui “Giulietta e Romeo”.
Nel 1562 certo Arthur Brooke portò la novella in Inghilterra e tentò maldestramente di farne una storia ma non ebbe fortuna. L’opera fu, invece, ripresa da William Shakespeare nel 1591 per il suo leggendario “Romeo e Giulietta”.

Il "Club di Giulietta" di Verona svolge da anni un paziente, sapiente ed appassionato lavoro di ricerca e raccolta di ogni aspetto che riguardi la vicenda di Giulietta e Romeo.
Particolare rilevanza e suggestione riveste la raccolta di lettere, scritte a Giulietta da ogni angolo del mondo, che giungono annualmente a migliaia ed alle quali viene data risposta nella lingua d’origine.
Il “Club di Giulietta” di Verona e il “Comitato di Romeo e Giulietta in Friuli” di Udine hanno ideato nel giugno 2011 un accordo di collaborazione per eventuali approfondimenti culturali sulla vicenda.



Dibattito sull'origine del mito di Giulietta e Romeo

Nella serata del 2 febbraio 2012 presso il Circolo Ufficiali di Castelvecchio si è tenuto un incontro sul tema del mito di Giulietta e Romeo.

La storia di Giulietta e Romeo, che Shakespeare ha ambientato a Verona, secondo recenti studi, avrebbe avuto origine in Friuli. Questo tema negli ultimi anni ha creato anche qualche attrito tra le città di Verona e di Udine.
Il dibattito era stato promosso dal Fogolar Furlan di Verona per dissipare questi contrasti e per fare il punto della situazione.

L'incontro è iniziato con una breve presentazione del tema da parte di Enrico Ottocento, presidente del Fogolar Furlan di Verona.

Poi la flautista friulana Luisa Sello si è esibita in un brevissimo recital.
Luisa Sello è una flautista di fama internazionale con una intensa attività solistica in Europa, Estremo Oriente, Stati Uniti.
Ha lavorato con l'Orchestra del Teatro alla Scala di Milano sotto la direzione di Riccardo Muti. E' docente al Conservatorio di Trieste e Professore ospite all'Università di Vienna e di Graz. Viene regolarmente invitata presso Istituzioni Accademiche in Giappone, Cina, Argentina, USA, Russia, Austria, Germania, Spagna.
Luisa Sello ha studiato a Parigi con Raymond Guiot ed è stata una delle allieve predilette di Severino Gazzelloni.

Il video che vedete qui sotto comprende un breve estratto del recital. Il video è stato realizzato con un telefonino dal sottoscritto che si scusa per la qualità scadente che non rende certamente merito all'arte di Luisa Sello.

Per vedere il video cliccate sul triangolo

L'incontro è poi proseguito con la presentazione dei relatori effettuata dal nostro socio, generale Roberto Rossini, che ha svolto il ruolo di moderatore ed ha riassunto i punti salienti del dibattito.

Ha preso la parola poi il dottore Albino Comelli, presidente del "Comitato di Romeo e Giulietta in Friuli".
Questa associazione, nata alcuni anni fa a Udine, si propone di approfondire la verità storica sulle vicende di Lucina Savorgnan e Luigi da Porto. Si propone anche il compito di divulgare la verità al grosso pubblico e di valorizzare la friulanità dell'origine del mito anche in chiave turistica.
Nel suo intervento Albino Comelli ha sottolineato l'aspetto "pacifico" del contrasto tra friulani e veronesi. Più che di una guerra, ha detto, si dovrebbe parlare di una collaborazione culturale.

Successivamente ha parlato il direttore del "Club di Giulietta" dottor Giulio Tamassia.
Il "Club di Giulietta" è un'associazione patrocinata dal comune di Verona che ha il compito principale di rispondere alle migliaia di lettere che arrivano alla casa di Giulietta da tutte le parti del mondo.

Alla fine ha preso la parola l'assessore alla cultura del Comune di Verona dottoressa Erminia Perbellini.
L'assessore ha voluto ricordare che la storia tragica di Giulietta e Romeo, sotto varie forme e con diverse tipologie, è presente in tutte le culture e tradizioni del mondo, non solo in Friuli.

A più riprese è intervenuto il moderatore Roberto Rossini per sottolineare alcuni aspetti e per puntualizzare qualche particolare del dibattito.

Alla fine dell'incontro il presidente Enrico Ottocento ha fatto l'omaggio del piatto del Fogolar Furlan ad Albino Comelli, a Giulio Tamassia, all'assessore Erminia Perbellini, alla flautista Luisa Sello e al direttore del Circolo Ufficiali di Castelvecchio che ha ospitato l'incontro.

La serata è proseguita con la cena al ristorante del Circolo Ufficiali alla quale hanno partecipato i rappresentanti veronesi del "Club di Giulietta", i soci del "Comitato di Giulietta e Romeo in Friuli" che erano giunti da Udine e parecchi soci del Fogolar Furlan.

L'incontro ha avuto molto successo e si è svolto in un simpatico clima di amicizia tra veronesi e udinesi.
La sala era gremita. Parecchie le persone arrivate dal Friuli al seguito del Comitato di Giulietta e Romeo.
L'organizzazione, per merito del nostro presidente Enrico Ottocento e di Roberto Rossini, è stata perfetta.



Giulietta e Romeo erano veronesi o friulani?

di Carlo Rinaldin

Non erano né veronesi né friulani. Non erano e basta

Romeo...  parcè  sestu  Romeo...  refude  il  to  non...   dice Giulietta, anzi Giuliute, a Romeo.
 
Ma perché in friulano?
Una suggestiva ipotesi, suggerisce l'origine friulana dell'immortale opera di Shakespeare.
 
La vicenda di Giulietta e Romeo si perde nella notte dei tempi, addirittura nella mitologia.
La storia è arrivata ai nostri giorni attraverso stratificazioni successive con varianti in cui risulta difficile individuarne la nascita e la paternità.
Ecco un elenco delle principali versioni del racconto a cominciare da Ovidio.
Nelle sue "Metamorfosi" si narra del mito di Piramo e Tisbe. Una storia che ha molte analogie con quella di Giulietta e Romeo.
È dimostrato che Shakespeare conosceva Ovidio e le Metamorfosi. Infatti nel "Sogno di una notte di mezza estate" viene recitata, quale inserto metateatrale, la storia di Piramo e Tisbe. Quindi non è difficile ipotizzare che Shakespeare abbia tratto da Ovidio lo spunto per elaborare la sua opera più celebre.
Ma perché i portagonisti si chiamano Giulietta e Romeo? Ci torneremo più avanti.
 
Proviamo intanto a seguire un altro percorso.
Nel 1476 viene pubblicato postumo "Il Novellino" un libro di novelle di Masuccio Salernitano (1410 - 1475). In un racconto del Novellino si narra di Mariotto e Giannozza da Siena. Nei due protagonisti sono rintracciabili le figure di Priamo e Tisbe di ovidiana memoria. Nella novella del Masuccio le analogie con la tragedia di Shakespeare sono evidenti. Variano solo i nomi e qualche dettaglio.
Nel 1531 appare postuma la "Historia novellamente ritrovata dei due nobili amanti..." del vicentino Luigi Da Porto (1485 - 1529). Anche qui si può pensare che Da Porto si sia ispirato al Masuccio, a Ovidio o a entrambi. Con Da Porto nasce l'ipotesi dell'origine friulana della storia.
Nel 1544 Matteo Bandello (1485 - 1561) amico di gioventù di Luigi Da Porto (conosciutisi a Urbino) pubblica "La sfortunata morte di due infelicissimi amanti che l'uno di veleno e l'altro di dolore morirono, con vari accidenti". Le novelle di Bandello, divenuto vescovo di Agen in Francia, furono tradotte in francese da Pierre Boisteau.
Nel 1562 Arthur Broocke traduce in inglese dal francese la novella nel poema di 3020 versi "The tragical Hystorye of Romeus and Juliet".
Nel 1569 anche William Painter tradusse e pubblicò in Inghilterra la novella assieme ad altri racconti nel "Palazzo del piacere".
Nel 1578 Luigi Groto scrive l' "Adriana" che contiene frasi e immagini molto vicine al lavoro di Shakespeare.
Nel 1590 Lope de Vega ripropone il tema della "morta viva" con "Castelvines y Monteses". I suoi protagonisti si chiamano Roselo e Julia. La storia si conclude con un lieto fine.
Siamo nel 1595 (per certi storici il 1591) quando Shakespeare presenta la prima versione della tragedia con il titolo "An excellen conceited Tragedie or Romeo an Iuliet".
Negli anni successivi altre versioni "rivedute e corrette" furono proposte da Shakespeare.
È noto che Shakespeare era un plagiario, un geniale plagiario. Va notato che la ridondanza di fonti a cui attingevano gli scrittori di una volta dimostra che non esisteva nessuna preoccupazione per l'originalità delle storie. Non esistevamo né diritti d'autore né la SIAE a disturbare le loro scopiazzature.

Ma parliamo della tragedia di Shakespeare. La vicenda è ambientata a Verona nel 1303. Già Dante nella Divina Commedia scriveva "Vieni a veder Montecchi e Cappelletti".
Shakespeare, con questa tragica storia d'amore e di morte supera largamente la grossolanità delle versioni precedenti.
Il racconto viene portato ad un raffinato lirismo, ad una poesia che oltrepassa il tempo e lo spazio. La purezza dei sentimenti dei due quindicenni veronesi tocca il cuore e commuove da sempre.
Ma quei due erano proprio veronesi? Non erano forse friulani? This is the problem (...restiamo con Shakespeare).
 
Luigi Da Porto, il nostro uomo chiave, scrive la novella nel 1526 ma la pubblicazione è postuma (nel 1531) due anni dopo la morte dell'autore. Nel 1539 apparve un'altra versione con il titolo "La Giulietta".
Il Da Porto era un nobile vicentino, vissuto da giovane per alcuni anni alla corte di Guidobaldo da Montefeltro a Urbino.
È importante ricordare che Luigi Da Porto era nipote di Antonio Savorgnan.
Dopo varie vicissitudini nel marzo del 1510 si trova a Gradisca d'Isonzo agli ordini di Alvise Dolfin. In Friuli compie varie imprese belliche con esiti positivi.
Nel febbraio del 1511 è a Cividale. Sollecitato dallo zio, Antonio Savorgnan, si spinge a Udine. Qui si trova coinvolto nella “joiba grassa”. Queste faide cittadine provocano molti morti.
Il 18 giugno dello stesso anno viene ferito alla gola presso il Natisone e rimane paralizzato. E' costretto ad abbandonare il mestiere delle armi.
Muore a Vicenza nel maggio del 1529.
 
Le sue "Lettere storiche" (postume, 1832 - 1837) sono la fonte più sicura per le notizie su di lui.
 
Il racconto "Historia novellamente ritrovata..." è introdotto da una dedica rivolta a Lucina Savorgnan, cugina dell'autore. In questa dedica compare un narratore di nome Peregrino da Verona, arciere di cinquant'anni, che accompagna Luigi Da Porto nel suo viaggio da Gradisca a Udine.
Si legge che Peregrino vuole consolare Luigi per un suo amore nato in Friuli che però non sembra corrisposto.
È possibile che con questa dedica il Da Porto voglia suggerire al lettore la presenza di due storie parallele. Quella di Giulietta e Romeo e la storia dell'amore dello scrittore per una donna, ovviamente friulana.
Secondo alcuni ricercatori questa donna poteva essere proprio la cugina Lucina a cui viene dedicata la novella.
Sempre secondo alcuni studiosi il nome di Giulietta, assegnato alla protagonista del racconto, deriverebbe da Forum Julii, l’antico nome di Cividale e poi del Friuli, ove risiedeva la giovane amata dal Da Porto. Il nome di Romeo starebbe ad indicare il romeo, il pellegrino, il forestiero quale era Luigi Da Porto in Friuli. L'autore, per rispetto della “privacy”, avrebbe cambiato i cognomi e la città cogliendo il suggerimento di Dante.
Quindi, con la novella del Da Porto, i nomi dei protagonisti diventano Giulietta Capuleti e Romeo Montecchi. I nomi dei due giovani saranno ripresi, con adattamenti linguistici locali, anche nelle successive versioni di altri autori, compreso ovviamente Shakespeare.
 
Possiamo quindi affermare che i nomi dei protagonisti
della più famosa storia d'amore del mondo
sono stati concepiti in terra friulana
e sono legati ad un amore
nato in Friuli



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